Espansione dell’universo, nuovo studio calcola velocità maggiore

Galassie selezionate dagli astronomi per misurare il tasso di espansione dell'universo (credito: NASA, ESA, W. Freedman (University of Chicago), ESO, and the Digitized Sky Survey)

Un nuovo studio, stavolta condotto da una ricercatrice dell’Università di Chicago, Wendy Freedman, ha misurato la velocità dell’espansione dell’universo e ha scoperto che si sta espandendo più velocemente di quanto stimato in precedenza.

Discrepanze tra le misurazioni

Non è il primo studio che trova una discrepanza tra misure precedenti e quelle effettuate con metodi alternativi, tanto che gli stessi scienziati parlano di nuove teorie fisiche e nuovi modelli per sostenere le nuove misurazioni.

E già in passato un team di ricercatori aveva utilizzato le variabili Cefeidi, un tipo di stella che pulsa ad intervalli regolari, per calcolare la velocità dell’espansione e aveva stimato quest’ultima una velocità di 74 chilometri al secondo per megaparsec.

Misurazioni effettuate con giganti rosse

Il nuovo studio, i cui risultati sono stati pubblicati sull’Astrophysical Journal, hanno visto una misurazione effettuata utilizzando un altro oggetto cosmico, le stelle giganti rosse.
In questa fase della loro esistenza, le stelle producono un evento catastrofico denominato flash dell’elio, durante il quale la temperatura sale moltissimo arrivando a circa 100 milioni di gradi, un evento che abbassa nettamente la luminosità della stella.
Proprio questo abbassamento drastico della luminosità può essere utilizzato dagli astronomi per calcolare le distanze tra le galassie.

Velocità dell’espansione dell’universo

Utilizzando il telescopio spaziale Hubble, i ricercatori sono riusciti a misurare la velocità dell’espansione dell’universo in poco meno di 70 km al secondo per megaparsec, un risultato superiore ai 67,4 km/sec/Mpc misurati tramite le missioni Planck dell’ESA.

“Naturalmente, sorgono delle domande sul fatto che la discrepanza derivi da qualche aspetto che gli astronomi non comprendono ancora sulle stelle che stiamo misurando, o sul fatto che il nostro modello cosmologico dell’universo sia ancora incompleto. O forse entrambi devono essere migliorati”, riferisce la stessa Freedman lasciando intendere che probabilmente altre novità, per quanto riguarda l’espansione stessa dell’universo, arriveranno nei prossimi anni.

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