Essere scortesi o aggressivi al lavoro si ripercuote sui figli delle “vittime”

Secondo una nuova ricerca, quando le persone sono trattate male al lavoro dai colleghi, i primi a subire i danni sono i figli delle stesse vittime.
Lo studio si è concentrato in particolare sul comportamento delle donne. Secondo i risultati, le donne che soffrono a causa di comportamenti incivili o maleducati da parte dei colleghi, denotano una probabilità maggiore di impegnarsi in pratiche genitoriali più rigorose e più autoritarie nei confronti dei figli, con relativo impatto negativo al seguito.

Secondo Angela Dionisi, ricercatrice della Carleton University, si tratta di una delle prime ricerche che va a documentare in maniera effettiva quanto le donne soffrano in maniera particolare in relazione ad aggressioni verbali o psicologiche sui posti di lavoro: “Scoprendo come questo maltrattamento sul luogo di lavoro interferisca con le interazioni positive tra madre e figlio, questa ricerca parla anche di un gruppo precedentemente non riconosciuto di vittime dell’inciviltà indiretta, in particolare i bambini”.

Tra gli esempi citati dalla ricerca per quanto riguarda comportamenti incivili sul posto di lavoro ci sono i commenti sprezzanti, le situazioni in cui un collega si prende il merito del lavoro della vittima e le situazioni in cui si è soliti chiudere fuori qualcuno da un team o da una compagnia affiatata.

Secondo Kathryne Dupre, altra ricercatrice della Carleton University impegnata nello studio, “Ora sappiamo, sulla base di molte prove empiriche, che i risultati dell’inciviltà sul posto di lavoro sono vasti e negativi. Ad esempio, ricevere atti di inciviltà sul posto di lavoro è stato collegato a livelli più bassi di impegno e rendimento sul lavoro, livelli più elevati di stress, attenzione ridotta, elaborazione delle informazioni e processo decisionale”.
Lo studio è stato presentato ad una convention della American Psychological Association.

Fonti e approfondimenti



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