Eternità aumentata, il caso di una start-up che crea chatbot come versione digitale di un morto

Esiste una start-up, denominata Luka, impegnata nella creazione di chatbot grazie all’intelligenza artificiale. Fin qui nulla di strano ma un evento ha cambiato le sorti di questa azienda, fondata dalla bielorussa Eugenia Kuyda nel 2013.

Un suo amico, Roman Mazurenko, è stato ucciso nel 2015, investito da un’auto pirata. Roman era un appassionato di tecnologia e credeva fortemente nella possibilità di poter lasciare, grazie alla tecnologia, le nostre impronte digitali per sempre, nei secoli dei secoli, anche dopo la nostra morte.

Eugenia ha quindi deciso di utilizzare tutti i dati relativi al sua amico, soprattutto quelli relativi ai testi delle chat intercorse fra i due, per realizzare un chatbot le cui conversazioni assomigliassero molto alle risposte che avrebbe dato Roman, e in generale al suo interloquire.

Dalla storia digitale tra lei e Roman, la donna ha creato Romanbot, un chatbot che permette di interloquire con una ricreazione digitale di Roman. Dichiara di essersi riuscita grazie all’apprendimento automatico, tecnologia che, applicata sui numerosi testi delle vecchie discussioni in chat, le ha permesso di migliorare sempre di più il bot.
Eugenia spera di migliorare il bot sempre di più affinché possa creare delle proprie opinioni, in relazione, per esempio, agli eventi attuali, evolvendosi, a livello intellettuale, proprio come Roman avrebbe fatto.

Sembra una storia da fantascienza ma in realtà il campo della cosiddetta “eternità aumentata” viene preso sempre più sul serio da scienziati e ricercatori e ora anche da start-up.
Si tratta sostanzialmente di uno dei tanti modi con i quali si tenta di “scaricare” la mente umana (in inglese “mind uploading”) al fine di creare una identità digitale univoca, molto somigliante ad un’identità reale (morta o ancora esistente, non fa differenza).

Lo scopo è quello di ricreare, attraverso algoritmi descrittivi, a loro volta supportati da potenze computazionali sempre più grandi, un’identità digitale indistinguibile da quella reale.
I limiti tecnici, tuttavia, al momento sembrano ancora insormontabili. E questo senza inserire nel discorso eventuali limiti di tipo morale.

Fonti e approfondimenti



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