Evidenze di “ibernazione” nei fossili di un erbivoro vissuto 250 milioni di anni fa

Lystrosaurus in uno stato di "torpore"metabolico (credito: Crystal Shin)

Un nuovo studio paleontologico mostra che l’ibernazione e condizioni simili, tecniche utilizzate nel mondo animale per sopravvivere a determinati ambienti o condizioni, hanno una storia lunga e non sono adattamenti relativamente nuovi. Nello studio, pubblicato oggi su Communications Biology, viene descritto un animale vissuto in Antartide durante il triassico inferiore, all’incirca 250 milioni di anni fa, le cui prove fossili dimostrano, secondo i ricercatori, che poteva entrare in uno stato molto simile all’ibernazione.
Nello studio si parla dei Lystrosaurus, un genere di diconodonti erbivori di cui oggi resta solo qualche specie.

Una sorta di torpore prolungato

I ricercatori del Burke Museum dell’Università di Washington hanno analizzato questo lontano parente dei mammiferi che, quando ancora esisteva, poteva essere facilmente trovato nelle aree dell’odierno Circolo Polare Antartico.
Le tracce fossili che hanno analizzato i ricercatori indicano che questo animale entrava in una sorta di condizione di torpore durante la quale abbassava, comunque in maniera temporanea, il tasso metabolico. Probabilmente usava questo metodo per sopravvivere ad una stagione difficile.

Il Lystrosaurus sopravvisse ad una grande estinzione di massa

Questo animale sopravvisse ad una grande estinzione di massa avvenuto alla fine del permiano, che eliminò il 70% delle specie di vertebrati allora presenti sulla Terra. Questi robusti erbivori a quattro zampe continuarono infatti a vivere per altri 5 milioni di anni inoltrandosi fino al triassico iniziale e foraggiando la vegetazione grazie a due zanne sulla mascella superiore con le quali riuscivano anche a procurarsi, molto probabilmente, radici e tuberi.
Proprio il fatto che il listrosauro sopravvisse ad un’estinzione di massa così potente ci fa intendere che si tratta di un animale che si era ben adattato al suo ambiente e a sopravvivere anche condizioni e agli eventi più stressanti, come lascia intendere Christian Sidor, professore di biologia e curatore di paleontologia dei vertebrati al Burke Museum, un altro autore di questo studio.

Analisi di fossili delle zanne

I ricercatori si sono concentrati soprattutto sui resti fossili delle zanne di questo animale notando, negli esemplari che vivevano più a nord, nei pressi delle aree dell’odierno Antartide (allora i continenti avevano una conformazione diversa, erano pressoché tutti attaccati formando un unico grande continente, denominato Pangea), degli “anelli” nella loro sezione trasversale più spessi e ravvicinati.
Secondo i ricercatori queste caratteristiche indicano una minore deposizione ossea, cosa che i ricercatori hanno collegato a stati di ibernazione. Probabilmente non si trattava di un vero letargo, una condizione che riduce molto e di varie settimane il metabolismo oltre alle aattività e alla temperatura corporea. Probabilmente si trattava di una forma di torpore simile all’ibernazione in cui il metabolismo si ridiceva ma più a breve termine.

I ricercatori hanno analizzato le tracce fossili delle sezioni delle zanne di questi animali (credito: Megan Whitney/Christian Sidor)

“Ciò che abbiamo osservato nelle zanne del Lystrosaurus antartico si adatta a un modello di piccoli ‘eventi di riattivazione’metabolici durante un periodo di stress, che è molto simile a quello che vediamo oggi negli ibernatori a sangue caldo”, spiega Megan Whitney, ricercatrice a Washington quando ha condotto lo studio ma ora operante ad Harvard.
D’altronde gli animali che vivono nei pressi dei poli hanno da sempre dovuto far ricorso a metodi particolari per sopravvivere alle stagioni più fredde.

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