Farine di microalghe marine per sostituire classico mangime nell’acquacoltura

I ricercatori del Dartmouth Pallab Sarker e Anne Kapuscinski conducono ricerche di acquacoltura (credito: Devin S. Fitzgerald)

L’acquacoltura rappresenta uno dei settori alimentari in più rapida crescita e ha superato già la classica pesca nel 2014 per quanto riguarda alimenti indirizzati agli esseri umani. Tuttavia la stessa acquacoltura rappresenta un processo che sta cominciando ad essere un problema per quanto riguarda la sostenibilità ambientale.

Il discorso coinvolge soprattutto il mangime che si deve produrre per tenere in vita pesci, molluschi, crostacei e simili. Il mangime viene prodotto per oltre il 70% da farina di pesce e da olio di pesce, alimenti che a loro volta si ottengono catturando pesci in mare, in special modo acciughe, aringhe, sardine e sgombri.
Tuttavia si dà il caso che questi pesci rappresentino un fattore importante per quanto riguarda la catena alimentare inferiore marina. Già entro il 2040, secondo gli analisti, la domanda di farina di pesce e di olio di pesce supererà l’offerta creando non pochi problemi in tal senso.

Una nuova ricerca, pubblicata su PLOS ONE, affronta proprio il problema relativo alla sostenibilità ambientale nel comparto dell’acquacoltura. Secondo la ricerca è possibile utilizzare diversi tipi di microalghe marine come fonti di aminoacidi essenziali, minerali, vitamine e acidi grassi omega 3.

Si tratta di elementi che possono soddisfare benissimo i requisiti nutrizionali dei pesci e che possono mantenerli attivi in buona salute proprio come un’alimentazione tradizionale. Sostituendo la farina di pesce e l’olio di pesce con farine derivate da una particolare microalga marina, la Nannochloropsis oculata, è possibile per esempio ottenere acidi grassi e protesi nonché omega 3, compreso l’acido eicosapentaenoico.
Queste ricerche si stanno concentrando soprattutto quanto riguarda l’acquacoltura del tilapia del Nilo (Oreochromis niloticus), un pesce di acqua dolce.

Secondo Pallab Sarker, un ricercatore universitario del Dartmouth College, “Le possibilità di sviluppare un approccio sostenibile all’acquacoltura sono entusiasmanti. La nostra società ha l’opportunità di spostare la dipendenza degli ingredienti a base di pesce in un prodotto senza pesce basato su microalghe marine e le nostre scoperte forniscono nuove informazioni su come possiamo arrivarci”.

Fonti e approfondimenti



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