Farmaci per degenerazione maculare legata all’età più efficienti con un nuovo metodo di iniezione

L'immagine che accompagna comunicato stampa (credito: Gharib Research Group)

Alcuni metodi o cure possono risultare inefficaci per quanto riguarda la degenerazione maculare legata all’età (DMLE), un difetto della vista che provoca la sfocatura della stessa oppure il completo oscuramento del campo visivo.
Secondo una giovane ricercatrice del Caltech, spesso questi metodi falliscono per la non efficiente azione fluida della medicina quando viene nettata nel corpo gelatinoso all’interno dell’occhio.

La ricercatrice, che terrà una conferenza sul proprio studio alla 72ª riunione annuale Division of Fluid Dynamics della American Physical Society, ritiene che uno nuovo approccio per la miscelazione dei fluidi indotto termicamente potrebbe essere di maggiore efficacia per trattare la DMLE.

Che cos’è la degenerazione maculare legata all’età

La DMLE inizia di solito come degenerazione maculare secca, una patologia in cui la macula, che è la zona centrale della retina, cominciata ad assottigliarsi col avanzare dell’età. La DMLE è abbastanza comune non è curabile ma quando si tramuta in DMLE “umida”, ci sono maggiori probabilità di perdere la vista o di conseguire difetti visivi molto più gravi.
Nella versione “umida”, infatti, i vasi sanguigni crescono in maniera anormale sulla retina perdendo i liquidi al di sotto della macula. Ed è proprio nel caso della DMLE umida che le iniezioni di farmaci (agenti anti-vascolari del fattore di crescita endoteliale) possono essere una fonte di salvezza ma allo stesso tempo fornire effetti collaterali non positivi oppure non essere efficienti.

Perché farmaci non funzionano in degenerazione maculare “umida”

Lamancata efficienza del farmaco è dovuta, come spiega la stessa Huang, al fatto che lo stesso farmaco non si mescola bene con il fluido gelatinoso vitreo dell’occhio. Secondo la ricercatrice, applicare una certa quantità di calore a questa miscela è alla base della risoluzione del problema.
“Poiché la miscelazione indotta termicamente nella camera vitreosa può favorire la formazione di una struttura di flusso di circolazione, ciò può potenzialmente servire al processo di rilascio del farmaco”, spiega nel comunicato stampa la Huang. “Poiché l’emivita del farmaco è limitata, questo approccio di miscelazione indotto termicamente assicura che più farmaci di elevata potenza possano raggiungere il tessuto bersaglio.”

Per ottenere un migliore risultato è sufficiente un riscaldamento dell’area dell’occhio dopo l’iniezione e ciò significa che non debbono essere effettuate modifiche alla stessa procedura di iniezione, una cosa che, secondo la stessa Huang, risulterebbe anche “facile da implementare”.

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