Farmaci psichiatrici e antidepressivi cambiano microbioma intestinale nei ratti

Farmaci antidepressivi ed altri farmaci psichiatrici possono cambiare il microbioma intestinale nei ratti.
Questo è il risultato di un nuovo studio presentato alla conferenza dell’European College of Neuropsychopharmacology (ECNP) di Copenaghen.

Questo studio è uno di quelli che, negli ultimi anni, stanno dando sempre più credito alle teorie secondo cui il microbioma intestinale risulta più influente di quanto pensato in precedenza e può avere effetti su altre funzioni del corpo anche non collegate al sistema digestivo.

Un team di scienziati irlandesi ha in questo caso effettuato un esperimento su sette gruppi di ratti composti da otto esemplari per ciascun gruppo. Ai ratti venivano somministrate varie quantità di singoli psicofarmaci, come litio o valproato oppure farmaci antidepressivi quali fluoxetina (Prozac) ed escitalopram.

A seguito della fine del trattamento, dopo quattro settimane, i ricercatori esaminavano i microbiomi intestinali e scoprivano che i farmaci, in alcuni casi, avevano aumentato costantemente il numero di determinate specie di batteri nell’intestino.

Per esempio il valproato e il litio, che di solito vengono somministrati per trattare il disturbo bipolare, sembravano aumentare il numero dei batteri Clostridium e di altre specie.
E ancora, alcuni antidepressivi inibivano la crescita di ceppi di Escherichia coli ed di altre specie.

Questa scoperta, qualora questi effetti fossero confermate anche per gli esseri umani, porta a diverse implicazioni in particolare per quanto riguarda il trattamento dei pazienti depressi o schizofrenici dato che gli effetti sul microbioma possono essere considerati come effetti collaterali.

Naturalmente in questo caso gli esperimenti sono stati svolti solo sui ratti e devono essere effettuate verifiche ed esperimenti anche sugli esseri umani prima di fare supposizioni del genere, come lascia intendere, tra l’altro, anche Sofia Cussotto, autrice principale dello studio e ricercatrice dell’University College Cork.

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