Farmaco anticoagulante orale ritarda progressione dell’Alzheimer nei topi

Cellule del sistema immunitario (rosso) attraversano i vasi sanguigni cerebrali (verdi) per infiltrarsi nel cervello di un topo facendo progredire l'Alzheimer (credito: by Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares)

Un gruppo di ricercatori ha scoperto che l’utilizzo di un particolare farmaco che funge da anticoagulante orale, il dabigatran, può ritardare la comparsa del morbo di Alzheimer nei topi.
La ricerca è stata effettuata da scienziati del Centro Nacional de Investigaciones Cardiovasculares (CNIC) e dell’Università Rockfeller di New York mentre lo studio è stato pubblicato sul Journal of American College of Cardiology.

Secondo i ricercatori l’azione di anticoagulazione a lungo termine con il dabigatran riusciva, nel corso degli esperimenti, a rallentare in maniera efficace il progredire della malattia di Alzheimer nei topi.
Marta Cortés Canteli, ricercatrice del CNIC e una delle autrici dello studio, parla di un “importante progresso” per quanto riguarda i trattamenti efficaci per l’Alzheimer.

Per sconfiggere questa malattia, secondo la ricercatrice, ci sarà bisogno di terapie personalizzate e mirate a processi vari e diversi che possono contribuire al progredire della patologia. Tra gli obiettivi c’è, secondo la ricercatrice, la circolazione cerebrale e proprio per trattare quest’ultima un anticoagulante orale come il dabigatran può avere un approccio efficace per quei malati di Alzheimer che hanno una tendenza alla coagulazione.

Secondo la ricercatrice, oltre ad altri studi che dovranno certificare l’azione benefica di questo farmaco, ci sarà bisogno anche di creare nuovi strumenti diagnostici per identificare con maggiore precisione ed efficienza i pazienti con Alzheimer caratterizzati da una tendenza alla coagulazione e proprio questo “sarà una linea di ricerca importante nei prossimi anni”.

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