Farmaco empagliflozin utile per insufficienza cardiaca anche in non diabetici secondo nuovi esperimenti

Il farmaco empagliflozin, un farmaco che serve per curare il diabete di tipo 2 sviluppato recentemente, si rivela molto in efficace anche per invertire l’insufficienza cardiaca non solo nei pazienti diabetici ma anche in quelli non diabetici. É l’interessante risultato che un gruppo di ricercatori della Scuola di Medicina Icahn del Monte Sinai hanno raggiunto nel corso di alcune sperimentazioni cliniche i cui risultati sono stati poi pubblicati sul Journal of the American College of Cardiology.

Miglioramento delle funzioni del cuore

Nel corso delle sperimentazioni il farmaco migliorava la funzione del cuore, nonché le sue dimensioni la sua forma, portava ad un miglioramento delle capacità di esercizio e in generale della qualità della vita. Lo spiega chiaramente anche Carlos Santos-Gallego, ricercatore post dottorato e primo autore dello studio, il quale dichiara che le sperimentazioni cliniche condotte da lui e dai colleghi miglioravano nettamente la vita dei pazienti con insufficienza cardiaca, in particolare quelli con frazione di eiezione ridotta.

Incredibilmente efficace anche nei pazienti senza diabete

Gli effetti collaterali, inoltre, sempre molto importanti da considerare in questi casi, erano minimi o nulli. Gli stessi ricercatori, a seguito di questi importanti risultati, si aspettano che la FDA statunitense possa approvare l’empagliflozin per i pazienti con insufficienza cardiaca con frazione di eiezione ridotta nel corso dei prossimi mesi.
La cosa più interessante è che questo farmaco risulta “incredibilmente efficace anche nei pazienti senza diabete”, come spiega lo stesso Santos-Gallego. Il farmaco non procura, come effetto collaterale dei pazienti non diabetici, neanche ipoglicemia.

Che cos’è l’insufficienza cardiaca cronica con frazione di elezione ridotta

I ricercatori si sono serviti di 84 soggetti che soffrivano di insufficienza cardiaca cronica con frazione di elezione ridotta, una condizione di nella quale la percentuale del sangue che il ventricolo sinistro può pompare ad ogni contrazione diminuisce rispetto al normale.

Gli esperimenti

Li hanno trattati con oppure con una sostanza placebo. La sperimentazione per durata sei mesi alla fine dei quali gli stessi soggetti sono stati sottoposti poi ai test. Questi ultimi suggerivano che l’80 per cento dei pazienti trattati con empagliflozin mostrava un miglioramento significativo per quanto riguarda le funzionalità del cuore. Questi pazienti, inoltre, ottenevano anche un miglioramento del 16,6% per quanto riguarda la frazione di eiezione ventricolare sinistra, cosa che portava il cuore a pompare il sangue molto più forte.

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