Fauna selvatica analizzabile con foto scattate da turisti trattate con l’intelligenza artificiale

Esaminare più efficientemente la fauna selvatica? Si possono utilizzare le fotografie fatte dai turisti. È questa l’idea apparsa in una ricerca pubblicata oggi su Current Biology.

I ricercatori hanno infatti analizzato più di 25.000 fotografie fatte da 26 gruppi di turisti e sono riusciti a sondare con un certo grado di precisione le densità di popolazione di cinque grandi predatori: ghepardi, leopardi, leoni, iene maculate e cani salvatici, nel nord del Botswana.
L’idea è arrivata al primo autore dello studio, Kasim Rafiq. Quest’ultimo era infatti a caccia di un facocero quando, dopo aver tentato di raccogliere invano informazioni in prima persona, si è accorto dell’apprezzabile “volume di informazioni che le guide e i turisti stavano raccogliendo”.

In effetti il metodo delle trappole fotografiche per rilevare gli animali selvaggi non sempre funziona, come ricorda lo stesso Rafiq: “Per uno dei miei altri progetti, ho visto un elefante che abbatteva una delle trappole fotografiche, e poi i cuccioli di leone sono fuggiti con la macchina fotografica: quando l’ho raccolta, c’erano solo buchi”.

Il ricercatore ha dunque pensato di dotare i turisti della zona di piccoli tracker GPS; in questo modo tutte le fotografie che effettuavano potevano essere etichettate con una precisa posizione.
Lo stesso ricercatore ha poi utilizzato modelli computerizzati per filtrare, analizzare e identificare tutte le specie ritratte ottenendo interessanti risultati, sostanzialmente spendendo una frazione delle risorse che ci sarebbero volute con il metodo tradizionale delle trappole fotografiche.

Inoltre, con il progresso dell’intelligenza artificiale, si può utilizzare quest’ultima per ridurre ulteriormente i costi analizzando e identificando solo le immagini che possono interessare tra le migliaia che i turisti scattano.

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