Fegato, scienziati scoprono che epatociti proteggono anche dai virus

I ricercatori hanno in particolare scoperto che gli epatociti (nell'immagine) possono contrastare i virus assorbendoli e il rallentandone la diffusione (credito: laboratorio Whitton presso Scripps Research)

Gli epatociti, le cellule principali che compongono il fegato, sono noti perché hanno un ruolo nella disattivazione delle tossine e di composti tossici nel sangue ma, secondo un nuovo studio apparso su Communications Biology, possono essere d’aiuto anche per controllare e contrastare le infezioni dei coxsackievirus, un patogeno del corpo umano.
I ricercatori credono che gli epatociti svolgano comunque un ruolo di contrasto anche per quanto riguarda altri virus, tra cui alcuni anche più comuni. Si tratta di una scoperta che, secondo gli stessi ricercatori, potrebbe essere usata in futuro per creare nuovi farmaci che aiutino il sistema immunitario naturale del corpo nel combattere le infezioni.

La scoperta è stata fatta da Taishi Kimura, un ricercatore dell’Istituto Scripps Research quando si trovava nel laboratorio di J. Lindsay Whitton, professore del Dipartimento di Immunologia e Microbiologia.
I ricercatori nel corso degli studi si sono concentrati soprattutto sui virus coxsackie, una famiglia di virus e simili a quelli della poliomelite che si possono diffondere tra gli esseri umani per via fecale e per via orale. Tra i sintomi che possono provocare ci sono il mal di gola, la febbre, le eruzioni cutanee, la pancreatite, la meningite, la diarrea e l’infiammazione del muscolo del cuore.
Questi virus furono isolati per la prima volta durante gli anni 40 nella città di Coxsackie, un piccolo centro vicino New York.
Gli esperimenti sono stati fatti sui topi e su un tipo di coxsackievirus denominato coxsackievirus B3 (CVB3).

I ricercatori si accorgevano che gli epatociti del fegato dei roditori esprimevano una particolare proteina dalla loro superficie cellulare denominata “recettore coxsackievirus-adenovirus” o CAR. I virus usavano questa proteina per entrare nelle cellule.
In seguito i ricercatori hanno svolto altri esperimenti su topi geneticamente modificati nei quali gli epatociti mancavano di questa particolare proteina. In questo caso gli epatociti non subivano danni significativi ma l’infezione colpiva comunque più duramente nel complesso rispetto ai topi non mutati geneticamente.

Si tratta di un esperimento che mostra che gli epatociti, quando infettati dal CVB3, proteggono il resto del corpo dal virus “sacrificandosi” e combattendo in prima linea, subendo dunque i danni maggiori.
Gli epatociti, infatti, sembrano in particolare difendere il fegato dal virus facendo sì che non subisca l’infiammazione molto forte che invece avveniva nei topi con gli epatociti modificati. Non si pensava che gli epatociti potessero mettere in atto queste forti forme di difesa del fegato, almeno fino a questo studio.

“Gli epatociti hanno una straordinaria capacità di rigenerazione, e questo potrebbe essere un adattamento che ha più a che fare con il loro ruolo antivirale che con il loro ruolo più noto contro le tossine”, spiega la Whitton può causare danni anche al fegato.

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