Feromoni delle formiche utilizzabili come pesticidi?

Formiche tagliafoglie (Signe Allerslev, Pixabay, 4887532)

Un nuovo metodo per usare i feromoni emessi dalle formiche parassite delle piante da coltivazione onde attirarle verso un’esca insetticida è stato sviluppato da un team di scienziati delle Università di Bath e Sussex.
Si tratta di un metodo che potrebbe rendere possibile non irrorare l’intera area di coltura con i pesticidi ma limitarsi a creare delle zone “trappola “in cui attrarre gli stessi parassiti per uccidere in maniera molto più mirata.

Le formiche tagliafoglie sono tra i maggiori parassiti infestanti per quanto riguarda il comparto dell’agricoltura. Provocano miliardi di danni di tutto il mondo ed in Brasile rappresentano un danno enorme per la silvicoltura di eucalipto.
I ricercatori hanno usato delle spugne molecolari denominate strutture metallo-organiche (MOF), per assorbire, in prima istanza, i feromoni di allarme emessi da queste formiche. Hanno poi sviluppato un metodo per rilasciare lentamente questi feromoni onde attrarre questi stessi insetti in delle trappole.

Per attirarle più efficientemente si sono serviti anche di modelli computazionali con i quali hanno simulato il movimento delle molecole dei feromoni all’interno dei pori dei MOF. “Le nostre strutture metallo-organiche agiscono come una sorta di spugna in cui i feromoni possono essere incapsulati nei pori e quindi rilasciati lentamente nel tempo”, spiega Andrew Burrows, professore di chimica organica a Bath che ha condotto lo studio.
Alla fine hanno scoperto che potevano addirittura regolare la velocità dei feromoni rilasciati nell’aria in modo che il richiamo per le formiche stesse potesse durare mesi, invece di giorni.

Hanno infine sperimentato questo metodo su una piantagione di eucalipto in Brasile riuscendo ad attrarre le formiche in trappole. Lo studio, che mostra che forse potrebbe essere possibile ridurre la quantità di pesticidi utilizzati, che ad oggi vengono spruzzati praticamente su tutto il campo di coltivazione, è stato pubblicato su Dalton Transactions.

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