
Pubblicato su Fermentation[1], questo studio analizza gli effetti del compost da fanghi di depurazione e potature urbane su vite, mosto e vino, in condizioni sia irrigue che asciutte.
Compost e rese migliori, soprattutto senza irrigazione
In un’annata particolarmente secca, le viti fertilizzate con compost hanno prodotto il 60% in più di uva rispetto a quelle trattate con fertilizzanti chimici nel vigneto non irrigato. Anche la superficie fogliare era più ampia del 15%, segno di una migliore risposta alla siccità. Nei vigneti irrigati, invece, le differenze tra i trattamenti si sono ridotte, ma il compost ha comunque mantenuto buone performance.
Il compost influenza anche il mosto
Nei mosti provenienti da piante fertilizzate con compost si è registrato un incremento dello zucchero e dell’azoto assimilabile dai lieviti (YAN), parametri fondamentali per una buona fermentazione. Al contrario, i mosti da fertilizzante chimico presentavano pH più elevato e acidità inferiore, alterando l’equilibrio del prodotto iniziale.
Il vino cambia davvero con il compost
I vini ottenuti da piante fertilizzate con compost mostravano una maggiore concentrazione di esteri e terpeni, specialmente nei trattamenti a pioggia. Questi composti, responsabili degli aromi fruttati e floreali, erano molto più marcati rispetto ai vini da fertilizzante minerale. In particolare, etil butanoato, esanoato e ottanoato risultavano dominanti, contribuendo a profumi più complessi e gradevoli.
Più profumo e migliore impressione al palato
L’analisi sensoriale ha confermato i dati analitici. I vini da viti senza fertilizzazione o con compost sono stati i più apprezzati dal panel, specialmente per aroma e sapore. I vini da fertilizzanti chimici, invece, risultavano più piatti e meno equilibrati. La leggera torbidità visiva del vino da compost non ha influito negativamente sul giudizio generale.
Conclusione? Il compost appare una soluzione vantaggiosa per migliorare resa e qualità del vino, riducendo allo stesso tempo l’uso di fertilizzanti chimici e valorizzando rifiuti urbani. Servono però studi a lungo termine per confermare i benefici osservati.


