Fibrillazione atriale, supplementi di omega-3 e vitamina D3 non utili secondo studio

Assumere supplementi di acidi grassi omega-3, ad esempio tramite il classico “olio di pesce” , e integratori di vitamina D3 non ha effetti per quanto riguarda la fibrillazione atriale secondo uno studio presentato ad una conferenza dell’American Heart Association. Secondo i ricercatori, assumere più acidi grassi omega-3 o integratori di vitamina D3 non aumenta e non diminuisce il rischio di sviluppare questa condizione.

Che cos’è la fibrillazione atriale

La fibrillazione atriale è una condizione che vede un battito cardiaco irregolare, spesso troppo rapido, causato da dei segnali elettrici caotici che sono convogliati nelle camere superiori del cuore. Si tratta di uno dei disturbi del ritmo cardiaco più diffusi e tra le conseguenze ci possono essere coaguli del sangue, insufficienza cardiaca, ictus e altre complicazioni dell’apparato cardiaco. Il rischio stesso della condizione può aumentare con l’avanzare degli anni e può aumentare in caso di ipertensione e consumo di alcol eccessivo.
“Una volta stabilita, la fibrillazione atriale è difficile da trattare e provoca sintomi che possono compromettere la qualità della vita dei pazienti”, spiega Christine M. Albert, responsabile del dipartimento di cardiologia dello Smidt Heart Institute dello Cedars-Sinai Medical Center di Los Angeles, nonché autrice principale dello studio. “Le attuali opzioni di trattamento hanno un successo a lungo termine limitato e rischi significativi, e c’è un urgente bisogno di strategie preventive”.

Nessuna differenza tra chi usa questi supplementi e chi non li usa

I ricercatori hanno usato i dati di 25.119 adulti con un’età uguale o superiore a 50 anni che non avevano una storia di fibrillazione atriale. Seguiti dal 2012 al 2017, il 3,6 per cento dei soggetti sviluppava fibrillazione atriale ma la cosa più importante che notavano i ricercatori era che non c’erano differenze significative tra i gruppi che avevano assunto vitamina D3 e/o acidi grassi omega-3 supplementari rispetto ai soggetti che invece avevano assunto sostanze placebo.

Omega-3 e supplementi di vitamina D non aumentano o diminuiscono rischio di fibrillazione atriale

Si tratta di risultati che non suggeriscono o supportano una assunzione supplementare di acidi grassi in marini omega-3 oppure di supplementi di vitamina D onde contrastare la fibrillazione atriale.
In ogni caso si tratta di risultati che allo stesso tempo sembrano assicurare che queste supplementazioni non aumentano il rischio di incorrere nella condizione oppure di far sì che diventi più grave, cosa che può essere importante per quei soggetti che assumono questi supplementi per altre patologie o motivi, secondo quanto spiega la stessa Albert.

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