
Un nuovo progetto software chiamato DELERIA, sviluppato dai ricercatori del Berkeley Lab e dell’Oak Ridge National Laboratory, è stato descritto in dettaglio su newscenter.lbl.gov[1]. Questo strumento promette di rivoluzionare l’analisi dei dati sperimentali in fisica nucleare grazie a una pipeline di trasmissione ultraveloce verso supercomputer remoti.
Analisi in tempo reale per accelerare la scoperta
I fisici nucleari devono spesso affidarsi a strumenti estremamente sensibili per osservare segnali debolissimi, analizzabili solo dopo lunghe elaborazioni. Con DELERIA, invece, i dati raccolti durante un esperimento vengono immediatamente inviati a una struttura di supercalcolo per essere processati quasi in tempo reale. L’obiettivo è ridurre drasticamente i tempi tra esperimento e analisi, accorciando i cicli di innovazione.
Dal laboratorio al supercomputer in pochi secondi
Il progetto sfrutta la rete ESnet per inviare i dati raccolti da 12 rilevatori gamma GRETA dal Berkeley Lab fino al supercomputer dell’Oak Ridge Leadership Computing Facility. Una volta processati, i risultati ritornano ai ricercatori in pochi secondi. Gustav Jansen, del team di sviluppo, spiega che il sistema elabora eventi in parallelo per compensare il ritardo fisico del trasferimento dati, ottenendo un’accelerazione fino a dieci volte superiore rispetto ai metodi tradizionali.
Una piattaforma per la scienza connessa
DELERIA è parte dell’iniziativa IRI del DOE, che mira a connettere infrastrutture sperimentali e computazionali. Heather Crawford, vicedirettrice del progetto GRETA, sottolinea che questa capacità permette ora di effettuare analisi complesse anche da remoto, lasciando alle spalle la necessità di cluster locali. La trasmissione, che può raggiungere velocità di 40 gigabit al secondo, consente un’interazione immediata con i dati sperimentali, trasformando il modo in cui si fa ricerca.
Applicazioni oltre la fisica nucleare
Sebbene il progetto sia stato testato con GRETA, le sue applicazioni potenziali vanno ben oltre. Eric Pouyoul, ingegnere del software per ESnet, ritiene che la stessa architettura possa essere utile anche in settori come la diagnostica di fusione o l’uso di sorgenti luminose, permettendo di aggiornare i parametri in tempo reale per ottimizzare gli esperimenti. L’obiettivo finale è una scienza sempre più rapida, connessa e flessibile.


