
Un nuovo studio pubblicato su The American Journal of Clinical Nutrition[1] rivela come un’alimentazione ricca di flavonoidi possa ridurre significativamente i rischi di fragilità, declino fisico e cattiva salute mentale tra le persone over 60.
Frutta, tè e vino: alleati della salute
Secondo l’indagine, le persone che consumano con regolarità cibi ricchi di flavonoidi – come mele, mirtilli, arance, tè e vino rosso – mostrano un rischio più basso di sviluppare fragilità, limitazioni motorie e disturbi mentali. Lo studio ha coinvolto due grandi coorti statunitensi: oltre 62.000 donne e quasi 24.000 uomini, seguiti per un periodo che va dai 12 ai 24 anni. Le associazioni risultano più forti nelle donne, ma benefici sono stati osservati anche negli uomini.
Un punteggio per misurare la dieta
I ricercatori hanno sviluppato un punteggio, chiamato “flavodiet score”, che somma le porzioni settimanali dei principali alimenti contenenti flavonoidi. Più alto il punteggio, minore il rischio di invecchiare in modo non sano. Chi ha aumentato il consumo di questi alimenti di almeno 3 porzioni al giorno ha visto ridurre il rischio di fragilità dell’11%, di limitazioni fisiche del 7% e di problemi mentali dell’8%.
Frutti diversi, effetti diversi
Non tutti i cibi ricchi di flavonoidi hanno lo stesso impatto. I mirtilli sono risultati particolarmente efficaci nel ridurre la fragilità, mentre le fragole sembrano agire maggiormente sul benessere mentale. Le mele, invece, offrono benefici su più fronti. Il tè ha mostrato effetti positivi soprattutto tra le donne, mentre il vino rosso, se consumato con moderazione, può contribuire a un miglioramento mentale.
Perché i flavonoidi funzionano
Questi composti presenti nei vegetali svolgono un’azione antinfiammatoria e contrastano lo stress ossidativo. Alcuni sembrano proteggere anche le cellule nervose. Nonostante l’effetto non sia uniforme per tutti i sottotipi di flavonoidi, i risultati suggeriscono che aumentare questi alimenti nella dieta quotidiana può aiutare a invecchiare meglio. E non servono cambiamenti estremi: anche piccole variazioni nel consumo settimanale hanno fatto la differenza.

