Foglie fossili di 23 milioni di anni fa mostrano inusuale livello di CO2 in atmosfera come quello odierno

Una delle foglie fossili appartenuta ad una pianta vissuta 23 milioni di anni fa analizzata dai ricercatori (credito: Jennifer Bannister/Università di Otago)

Analizzando fossili di foglie appartenuti a piante vissute in una foresta 23 milioni di anni fa, un team di ricercatori dell’Earth Institute presso la Columbia University in collaborazione con ricercatori dell’Università di Otago, Nuova Zelanda, conferma che in quel periodo c’è stato un aumento della CO2 nell’atmosfera, cosa che non solo ha portato ad un aumento delle piante stesse ma anche ad un riscaldamento terrestre. Si tratta di uno studio importante, come rileva lo stesso comunicato stampa, in quanto fornisce dati e informazioni utili anche per capire riscaldamento globale in corso, per gli scienziati causato proprio dalla maggiore presenza di anidride carbonica nell’atmosfera.

I ricercatori hanno analizzato fossili di foglie prelevati da un letto lacustre in Nuova Zelanda. Oltre alle foglie in questo sito sono presenti anche fossili di alghe, ragni, mosche, scarafaggi, funghi ed altri essere viventi esistiti durante il miocene inferiore, un periodo detto anche aquitaniano occorso tra 23 e 20 milioni di anni fa.
Durante questo periodo le temperature globali furono da 3 a 7° centigradi più calde di quelle odierne mentre ghiaccio ai poli praticamente scomparve del tutto.
I ricercatori hanno scoperto che in questo periodo la CO2 era presente nell’atmosfera ad un tasso di circa 450 ppm, un livello simile a quello odierno (415 ppm ma entro il 2040 si giungerà a 450 ppm).

Già in passato diversi scienziati hanno posto l’ipotesi che proprio in questo periodo ci fu un inusuale aumento della CO2 nell’atmosfera e che questo portò ad un aumento della crescita delle piante che di questo gas si nutrono tramite il processo della fotosintesi.
I ricercatori hanno avuto fortuna: le foglie sono rimaste praticamente a “mummificate”.
Questo significa che hanno potuto analizzare anche le loro composizioni chimiche originali e diverse altre caratteristiche, come spiega Tammo Reichgelt, scienziato del Lamont-Doherty Earth Observatory della Columbia University nonché professore di geoscienze all’Università del Connecticut.

Quello dell’aumento delle piante e del verde in generale potrebbe apparire come una notizia positiva perché le piante assorbono più anidride carbonica, come quella che stiamo immettendo nell’atmosfera, ma in realtà il processo è molto più complesso. Innanzitutto non tutte le piante crescono di più e in maggior numero con una quantità maggiore di CO2 in quanto ci sono dei livelli superiori in termini di fotosintesi che non riescono a superare.
Inoltre molti studi in passato hanno mostrato che la maggior parte della vita vegetale si è evoluta, tranne le rare eccezioni di cui sopra, in un mondo con emissioni di CO2 contenute e quindi in ambienti temperati. Un aumento delle temperature conseguente all’aumento di CO2 nell’atmosfera potrebbe danneggiare sul lungo periodo gli ecosistemi e ciò porterebbe a cambiamenti anche climatici in un processo a catena.
Più CO2 nell’atmosfera potrebbe essere una cosa fantastica per alcune piante ma una cosa orribile e stressante per molte altre, come spiega lo stesso Reichgelt.

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