Formaggio, un po’ di vino rosso e agnello possono proteggere funzioni cognitive

Credito: Oldiefan, Pixabay, 2905834

Tramite uno studio pubblicato sul Journal of Alzheimer’s Disease, un team di ricercatori giunge alla conclusione che alcuni alimenti possono essere protettivi e contrastare i declini cognitivi collegati all’età, anche in un’età abbastanza tarda. Tra questi alimenti, secondo i risultati conseguiti dai ricercatori, ci sarebbero il formaggio, il vino rosso e un consumo settimanale di agnello.

Usati i dati di persone dai 46 ai 77 anni

I ricercatori hanno analizzato i dati di 1787 persone con un’età dai 46 ai 77 anni provenienti dal Regno Unito, dati contenuti in un database biomedico su larga scala. Alcuni dei dati erano relativi alla compilazione, da parte dei partecipanti, di un Fluid Intelligence Test (FIT) per comprendere la capacità cognitiva da parte dei partecipanti stessi, in particolare quella di saper “pensare al volo”. In più i partecipanti dovevano rispondere a varie domande sul loro consumo abituale di cibo e di bevande.

Formaggio era l’alimento più protettivo

I risultati mostravano che il formaggio era l’alimento più protettivo nei confronti delle funzioni cognitive collegate all’avanzare dell’età, anche per quelle persone in età a molto più avanzata. I ricercatori scoprivano inoltre che poteva essere di aiuto, per migliorare la funzione cognitiva, anche un po’di vino rosso al giorno. Infine scoprivano che il consumo di una volta a settimana di carne di agnello poteva migliorare le stesse funzioni cognitive sul lungo termine. In quest’ultimo caso i ricercatori si riferiscono solo alla carne di agnello, e non ad altre tipologie di carni rosse.
Inoltre avevano la conferma che solo le persone che sono a forte rischio di malattia di Alzheimer potrebbe aver bisogno di controllare assiduamente l’assunzione di sale per contrastare problematiche relative alle funzioni cognitive sul lungo periodo.

Le scelte alimentari possono rallentare il declino cognitivo

“Anche se abbiamo preso in considerazione se ciò fosse dovuto solo a ciò che le persone benestanti mangiano e bevono, sono necessari studi clinici randomizzati per determinare se apportare semplici modifiche alla nostra dieta potrebbe aiutare il nostro cervello in modi significativi”, spiega Auriel Willette, assistente professore di scienze alimentari e nutrizione umana che ha eseguito lo studio insieme a Brandon Klinedinst, dottore in neuroscienze dell’Università Statale dello Iowa.
Secondo Klinedinst, premettendo che, per quanto riguarda il rischio dell’Alzheimer e delle malattie relative alle funzioni cognitive, conta anche il profilo genetico, scelte alimentari più giuste possono prevenire il declino cognitivo.

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