Forte terremoto e tsunami potrebbero colpire centrali nucleari di India e Pakistan

Centrale nucleare di Kudankulam, India (credito: indiawaterportal.org, CC BY-SA 2.0, via Wikimedia Commons)

Un terremoto abbastanza potente potrebbe provocare un terremoto con annesso tsunami grande abbastanza da rappresentare un pericolo per le centrali nucleari che si affacciano sul Mar Arabico, sostanzialmente quelle di India e Pakistan, secondo un nuovo studio apparso sulla rivista Pure and Applied Geophysics e ripreso da scidev.net.
Si tratta di un’area a grosso rischio di tsunami a causa della subduzione di Makran. Molte delle centrali nucleari dei due paesi, infatti, si affacciano sul Mar Arabico in quanto l’acqua del mare viene utilizzata per raffreddarle.

Tra queste ci sono la centrale di Tarapur da 1400 MW, quella di Kaiga, attualmente in fase di espansione che raggiungerà 2200 MW, è quella di Karachi in Pakistan, anch’essa in espansione e che dovrebbe raggiungere 2200 MW. Inoltre è in costruzione una ulteriore mega centrale a Jaitapur che dovrebbe generare 9900 MW.
Un metodo per mitigare il pericolo di uno tsunami sarebbe quello di costruire alte dighe ma queste ultime farebbero aumentare i costi delle stesse centrali rendendo poi l’energia che producono non più sostenibile a livello economico nei confronti degli altri metodi per produrre energia.

Lo studio è stato svolto da C. P. Rajendran, un ricercatore del Centro per la Ricerca Scientifica Avanzata Jawaharlal Nehru di Bangalore. Secondo il ricercatore uno stress causato da fenomeni naturali come un terremoto o uno tsunami potrebbero portare all’impossibilità di attivare i sistemi di sicurezza in caso di malfunzionamenti dei reattori. Secondo Rajendran e il suo team, i rischi di tsunami sulla costa occidentale dell’India peninsulare sono stati fortemente sottostimati, nonostante nel 1945 sia avvenuto in quest’area un forte terremoto di magnitudo 8.1.
Inoltre lo studio ha confermato che nel 1524, in base ad alcuni rapporti storici e ad altre prove ottenute dagli stessi ricercatori, un altro forte terremoto colpì questa costa e tra le testimonianze c’è anche quella di una flotta portoghese che si trovava al largo di Dabhol.
I ricercatori hanno utilizzato varie prove geologiche, tra cui la datazione al radiocarbonio di varie conchiglie trasportate nell’entroterra per confermare questo forte terremoto e il relativo tsunami.

Queste conchiglie si trovano soprattutto nei pressi di un complesso di dune nel villaggio di Kelshi, proprio vicino Dabhol. Secondo i ricercatori lo spostamento di tutte queste conchiglie sarebbe avvenuto a causa di un terremoto di magnitudo 9 accaduto proprio nell’area di subduzione di Makran. La presenza delle conchiglie significa che c’è stato un forte tsunami e relativa inondazione.
Uno tsunami simile potrebbe non solo creare devastazione sulle coste del Pakistan, dell’India e dell’Iran nonché, per quanto riguarda la penisola arabica, dell’Oman ma potrebbe, come gli stessi ricercatori ritengono, creare grossi problemi anche alle centrali nucleari con relativo pericolo di immissione nell’ambiente di materiali fissili.

Approfondimenti

Articoli correlati

Condividi questo articolo

Dati articolo

Resta aggiornato su Facebook