Fossile di strana mosca con lunga proboscide mostra che impollinazione esisteva prima dei fiori

Archocyrtus kovalevi, l'insetto volante vissuto 160 milioni di anni fa con la proboscide più lunga del corpo (credito: Alexander V.KhramovElena D.Lukashevich, DOI: 10.1016/j.gr.2019.02.004)

Una scoperta paleontologica mostra che gli insetti hanno iniziato ad impollinare le piante molto prima di quanto si pensasse. La scoperta riguarda un insetto volante vissuto durante il giurassico nella zona dell’odierna Asia centrale.
Un gruppo di paleontologi russi ha esaminato i suoi resti fossili e ha trovato una strana protuberanza, simile ad una proboscide, che risulta lunga due volte la lunghezza del corpo. Dato che questa mosca precede di circa 40-45 milioni di anni le prime angiosperme, la sua esistenza suggerisce che l’impollinazione stessa ha iniziato ad evolversi con la nascita stessa delle antiche gimnosperme e non con la nascita dei fiori.

Il ritrovamento, effettuato a sud del Kazakistan, si riferisce alla specie Archocyrtus kovalevi, una mosca vissuta circa 160 milioni di anni fa. Stranamente, come riferisce l’articolo che presenta lo studio e che è stato pubblicato sul sito dell’AKSON, Istituto scientifico russo, i resti di questa mosca erano stati individuati per la prima volta nel 1996 ma durante questi 20 anni e più il campione è risultato pressoché dimenticato in quanto ad una prima descrizione non seguirono immagini o foto.
Senza testimonianze grafiche, probabilmente nessun ricercatore ha mai creduto che una mosca potesse vantare una proboscide così strana e lunga, e ulteriori ricerche non sono mai state più effettuate.

Almeno fino a quando un gruppo di paleontologi dell’Istituto Paleontologico Borissiak, Mosca, ha riesaminato questi resti confermando la presenza della lunga proboscide che fungeva da canale alimentare.
Questa proboscide era lunga 12 mm, un apparato dunque 1,8 volte più lungo del corpo. Oggi ci sono pochissime specie di insetti volanti con proboscide più lunga del corpo e vivono perlopiù nelle Americhe o in Sudafrica. Questa proboscide naturalmente è utilizzata per succhiare il nettare dei fiori, in special modo quelli tubolari.
La cosa strana, secondo i paleontologi russi, e che la Archocyrtus kovalevi esisteva in un periodo in cui i fiori, sostanzialmente, non erano ancora presenti. Le prime piante da fiore, infatti, emersero solo più tardi, durante il cretaceo primitivo.

La risposta al dubbio è arrivata comunque quasi subito quando i ricercatori hanno analizzato alcuni strati conservatisi proprio accanto alla mosca. Si tratta di resti di dozzine di coni della pianta Williamsoniella karataviensis, una pianta estinta appartenente al gruppo delle Bennettitales, piante gimnosperme mesozoiche.
La profondità di questi coni corrisponde all’incirca alla lunghezza della proboscide della Archocyrtus kovalevi: queste mosche hanno sviluppato questa lunga proboscide proprio per accedere alle secrezioni zuccherine nascoste in profondità nei coni di queste antichissime gimnosperme.
Ciò significa che il fenomeno dell’impollinazione è nato prima che nascessero i fiori e che non sono stati questi ultimi a causarne la nascita.

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