Fossili di conchiglie mostrano che acidificazione dei mari esisteva già prima dell’impatto dell’asteroide 66 milioni di anni fa

Esempi di conchiglie di Lahillia (a sinistra) e Cucullaea (a destra) analizzate in questo studio (credito: Witts et al., 2016; Petersen et al. , 2016; Tobin, 2017)

Secondo nuovi studi basati sulle analisi dei fossili di conchiglie al largo dell’isola di Seymour in Antartide, la Terra risultava già instabile a livello ambientale e climatico ancor prima dell’impatto dell’asteroide che portò ad estinzioni di massa, tra cui quella dei dinosauri avvenuta circa 66 milioni di anni fa.

I ricercatori della Northwestern University, finanziati dalla National Science Foundation, hanno infatti misurato la composizione isotopica del calcio all’interno dei gusci di vari molluschi e lumache fossilizzati risalenti proprio al periodo dell’estinzione di massa del Cretaceo-Paleocene.
La chimica di questi gusci sembra essere cambiata in risposta ad una maggiore presenza di carbonio negli oceani, ancor prima dell’impatto dell’asteroide al largo della costa del Messico.

Molto probabilmente, come riferiscono i ricercatori, questo maggiore afflusso di carbonio negli oceani era stato causato dalle eruzioni di un fenomeno a lungo termine quale quello delle trappole di Deccan, una provincia vulcanica molto vasta, estesa per più di 300.000 km quadrati, situata nelle aree della moderna India.
Queste eruzioni ripetute immisero nell’atmosfera delle quantità enormi di anidride carbonica e ciò portò ad un’acidificazione degli oceani, acidificazione che poi i ricercatori hanno “misurato” tramite le analisi chimiche effettuate sui suddetti fossili.

Secondo quanto spiega Andrew Jacobson, autore senior dello studio, questi risultati mostrano che la Terra era già chiaramente sotto stress prima del grande evento di estinzione di massa e che l’impatto dell’asteroide non coincide con l’instabilità del ciclo del carbonio che già preesisteva.
Questo pone ulteriori dubbi sul fatto che a causare l’estinzione possa essere stato solo l’impatto dell’asteroide.
Lo studio è stato pubblicato su Geology .

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