Fossili magnetici microscopici analizzati per capire riscaldamento globale di 56 milioni di anni fa

Magnetofossili con esempi di cubottaedri (in alto al centro, arrotondato) e prismi allungati (in basso al centro, quadrato) (credito: Courtney Wagner)

Nuovi indizi climatici che possono essere trovati con una particolare modalità di studio di microrganismi fossili vengono descritti in un nuovo studio apparso su Paleoceanography and Paleoclimatology.[1] Il ricercatore dell’Università dello Utah Courtney Wagner e il professore associato Peter Lippert descrivono come hanno analizzato i fossili dei batteri morti nell’area oceanica che oggi si trova al largo del New Jersey. In particolare descrivono come hanno ottenuto informazioni riguardanti un cambiamento climatico avvenuto 56 milioni di anni fa, un periodo durante il quale la Terra si riscaldò di circa 5-8° centigradi. Proprio questo riscaldamento permise l’evoluzione di nuovi animali, tra cui i mammiferi terrestri, e l’espansione a dismisura delle foreste tropicali e, di conseguenza, di tutti quegli animali che fanno di questi ambienti la loro casa, in primis insetti e rettili.

Anche gli oceani cambiarono, soprattutto sotto il profilo chimico, ed è proprio questo l’aspetto principale analizzato dai ricercatori.
Questi ultimi hanno analizzato i resti di piccoli microrganismi, i batteri magnetotattici, che nei loro ambienti oceanici formavano minuscole particelle magnetiche creando quelli che oggi conosciamo come “magnetofossili”, particelle fossile magnetiche.[3] Per misurare questi speciali microfossili hanno usato un metodo denominato FORC (first-order reversal curves) grazie al quale hanno descritto statisticamente le firme magnetiche dei campioni di roccia o di sentimento dove gli stessi microfossili sono stati trovati.
Hanno scoperto tre diversi gruppi di magnetofossili prelevando campioni da antichi sedimenti marini lungo le coste.

Ognuno di questi gruppi fornisce una qualche informazione sull’ambiente di epoche passate; in particolare uno di questi gruppi, fatto da magnetofossili “giganti a forma di ago”, può essere collegato ad un aumento del ferro e ad altre informazioni che possono consentire ai ricercatori di monitorare la chimica dell’oceano durante questo importante evento di riscaldamento globale che, secondo molti scienziati, sembra essere simile a quello che stiamo vivendo ora. “Tutto ciò ha potenziali implicazioni per capire come il cambiamento climatico influenzerà questi sensibili ecosistemi costieri oggi e in futuro”, spiega Wagner.[1]

Note e approfondimenti

  1. Microscopic fossils record ancient climate conditions | @theU (IA)
  2. Diversification of Iron‐Biomineralizing Organisms During the Paleocene‐Eocene Thermal Maximum: Evidence From Quantitative Unmixing of Magnetic Signatures of Conventional and Giant Magnetofossils – Wagner – 2021 – Paleoceanography and Paleoclimatology – Wiley Online Library (IA) (DOI: 10.1029/2021PA004225)
  3. Magnetofossil – Wikipedia in inglese (IA)

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