Fumo di terza mano, esposizione cambia espressione genica secondo studio

Un nuovo studio rimarca la pericolosità del cosiddetto “fumo di terza mano”. Quest’ultimo si concretizza quando il fumo è espirato e i residui delle sigarette, sostanzialmente la cenere, si depositano nell’ambiente, tipicamente un ambiente chiuso quale quello di una stanza o un’auto, o peggio ancora sui capelli o sui vestiti dei non fumatori.

Pochi studi hanno sottolineato la pericolosità di questa tipologia di “fumo” che può essere inalato senza che i non fumatori se ne accorgano, come sottolinea Giovanna Pozuelos, autrice di uno studio proprio sul fumo di terza mano apparso su JAMA Network Open.
La stessa ricercatrice sottolinea anche quanto non esistano attualmente linee guida o suggerimenti a “ufficiali” proprio per quanto riguarda il fumo di terza mano.

La Pozuelos, insieme ai colleghi, ha analizzato il contenuto dei nasi di quattro individui non fumatori sani esposti al fumo di terza mano per tre ore in un apposito laboratorio perso l’Università della California a Riverside.

I ricercatori hanno sequenziato l’RNA delle sostanze prelevate dal naso dei partecipanti si sono accorti che ben 382 geni risultavano “significativamente sovraespressi”, cosa che “ha alterato significativamente l’espressione genica nell’epitelio nasale” di queste persone che, ricordiamo, non solo non hanno fumato ma non sono neanche state esposte al cosiddetto fumo passivo: semplicemente si sono trovate in un ambiente in cui altre persone avevano fumato precedentemente.

Si tratta di risultati che suggeriscono, secondo la stessa ricercatrice, che, per esempio, vivere in un appartamento con persone che fumano oppure trovarsi in maniera continua in un’automobile dove una persona è solita fumare sono situazioni che potrebbero comportare conseguenze per la salute, anche se fumatore fa attenzione a non fumare in presenza di altri.

E questo senza contare che i ricercatori non hanno eseguito controlli, durante gli esperimenti, all’altra via di esposizione comune al fumo di terza mano, ossia la pelle, cosa che comunque gli stessi ricercatori prevedono di fare in futuro.

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