Funghi nell’intestino collegati a rischio di Alzheimer e decadimento cognitivo secondo studio

Un collegamento tra varie specie di funghi che possono essere presenti in maniera più o meno elevata nell’intestino e un rischio più grande di incorrere nella malattia di Alzheimer o nel decadimento cognitivo lieve è stato trovato da un gruppo di ricercatori della Wake Forest School of Medicine. I ricercatori, che hanno pubblicato il proprio studio su EBioMedicine, spiegano anche che le quantità di questi funghi, presenti nel microbioma intestinale, possono essere ridotte tramite la dieta chetogenica mediterranea, come spiega Hariom Yadav, un assistente di professore di medicina molecolare della Wake Forest nonché autore principale dello studio.

I ricercatori hanno infatti scoperto che rispetto alle persone cognitivamente normali, i pazienti con deterioramento cognitivo lieve mostrano percentuale più alta di funghi appartenenti alle famiglie Sclerotiniaceae, Phaffomyceteceae, Trichocomaceae, Cystofilobasidiaceae, Togniniaceae e ai generi Botrytis, Kazachstania, Phaeoacremonium e Cladosporium. Mostrano inoltre una minore abbondanza di batteri del genere Meyerozyma.

In un nuovo studio randomizzato e doppio cieco, i ricercatori hanno misurato il microbioma intestinale tramite il sequenziamento del gene fungino rRNA ITS1 in 17 soggetti adulti più anziani. La misurazione è stata effettuata prima e dopo l’intervento con la dieta chetogenica mediterranea durata sei settimane.
I ricercatori si accorgevano che la dieta chetogenica mediterranea aveva un effetto ampio sulla diversità dei funghi del microbioma intestinale aumentando la quantità di Agaricus e Mrakia e diminuendo le quantità di Saccharomyces e Claviceps.

Secondo i ricercatori questi risultati mostrano che diete distinte possono modulare il microbioma intestinale e che lo stesso microbioma intestinale può rappresentare un fattore unico collegato alla salute cognitiva.
“Sebbene non comprendiamo appieno come questi funghi contribuiscano al morbo di Alzheimer, questo è il primo studio del suo genere a rivelare il loro ruolo nella nostra salute mentale”, spiega Yadav nel comunicato stampa. Lo stesso ricercatore aggiunge che le stesse abitudini alimentari possono rivelarsi importanti per ridurre i funghi più dannosi nell’intestino e per contrastare lo stesso avanzamento dell’Alzheimer nel cervello.

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