Fusione di due stelle di neutroni può provocare anche “botto” elettromagnetico oltre a onde gravitazionali

Un momento della fusione di due stelle di neutroni con una massa molto diversa nel corso della simulazione con supercomputer eseguita dai ricercatori (credito: Bernuzzi et al., Monthly Notices of the Royal Astronomical Society)

La fusione di due stelle di neutroni potrebbe far propagare verso l’esterno non solo le onde gravitazionali, già scoperte tramite rilevatori come LIGO negli Stati Uniti e Virgo in Italia, ma anche forti radiazioni elettromagnetiche e anche queste ultime potrebbero essere rilevate sulla Terra.
È il concetto alla base di un nuovo studio che ha coinvolto alcuni ricercatori dell’Università Statale della Pennsylvania.

Secondo gli scienziati, quando due stelle di neutroni si fondono e quando le due masse sono molto diverse, la stella di neutroni più massiccia lacera letteralmente quella più piccola. Ciò provoca una fusione che è più lenta del normale e una sorta di “botto” elettromagnetico che si propaga nello spazio.
Proprio di recente i ricercatori, tramite LIGO, hanno annunciato la scoperta di una fusione tra due stelle di neutroni che sembravano avere masse molto diverse, come spiega David Radice, professore diastrofisica e astronomia alla Penn State ed uno degli autori dello studio.

Questo significa che cose del genere potrebbero non essere poi rarissime e potrebbero essere intercettate, durante prossimi anni, dai nostri rilevatori.
Parliamo dell’evento denominato GW190425, registrato nel 2019, in cui una delle due stelle di neutroni aveva una massa doppia rispetto all’altra.

Incorrere in due stelle di neutroni con una massa molto diversa è abbastanza difficile considerando che le stelle di neutroni possono essere caratterizzate da una massa che può rientrare solo nell’intervallo tra 1,2 e 3 volte la massa del nostro Sole.
Il giorno dell’individuazione di GW190425, a causa della copertura del cielo non sufficiente da parte dei telescopi convenzionali, il segnale elettromagnetico non fu intercettato insieme alle onde gravitazionali.

I ricercatori hanno dunque effettuato delle simulazioni con un supercomputer mostrando che la stella di neutroni più piccola non riesce ad impattare colpendo quella più grande una sola volta. La materia della stella di neutroni più piccola sembrava viaggiare, nel corso della simulazione, più lentamente verso il buco nero appena creatosi dall’impatto della stella di neutroni più grande. Questa situazione creava un lampo di radiazione elettromagnetica.

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