Futura espansione umana nello spazio, ecco quando avverranno prime importanti missioni

Credito: bogitw, Pixabay, 1516139

È una sorta di linea temporale che traccia i futuri progressi a cui l’umanità potrebbe andare incontro per quanto riguarda l’espansione nello spazio, nel nostro sistema solare ed oltre, quella realizzata da un team i ricercatori del Jet Propulsion Laboratory della NASA.
I calcoli e le interessanti stime effettuate dai ricercatori sono contenute in uno studio apparso sulla rivista Galaxies e ripreso da Universe Today.

Che cos’è il “grande filtro”?

I ricercatori si sono interessati in particolare al cosiddetto “grande filtro”. Si tratta di un concetto proposto da un economista e ricercatore, Robin Hanson, nel 1996 quando si trovava presso il Future of Humanity Institute (FHI) dell’Università di Oxford. Nel suo saggio intitolato The Great Filter – Are We Almost Past It? il ricercatore proponeva l’esistenza di una sorta di “barriera” che si presenterebbe lungo il percorso di una civiltà intelligente. Si tratterebbe di una barriera che farebbe sì che molte delle civiltà intelligenti, prima o poi, tendono ad estinguersi proprio perché non riescono a superare questo grosso ostacolo.

Grande filtro è una soluzione del paradosso di Fermi

Una spiegazione del genere, tra le altre cose, sarebbe anche una elegante soluzione del paradosso di Fermi: non riusciamo ad intercettare altre civiltà intelligenti e tecnologiche nella nostra galassia proprio perché prima o poi, quasi tutte si estinguono in quanto non riescono a superare il grande filtro.

Grande filtro vale anche per l’umanità

Naturalmente il discorso vale anche per l’umanità: potremmo aver superato questo “filtro” oppure il filtro potrebbe trovarsi davanti a noi nel nostro percorso verso il futuro.
Nel primo caso saremmo una delle poche civiltà intelligenti della galassia ad aver ottenuto il “pass” per continuare a progredire tecnologicamente e per espanderci tra le stelle. Nel secondo caso è molto probabile che prima o poi qualche evento di livello globale porterà alla nostra estinzione.

Ci troviamo nella “finestra del pericolo”

Secondo i ricercatori che hanno realizzato il nuovo studio, l’umanità, dopo la fine della seconda guerra mondiale e quindi con la creazione delle armi nucleari, è entrata in una sorta di “finestra del pericolo”, un periodo del nostro percorso tecnologico in cui ci troviamo ancora oggi.
In sostanza dobbiamo ancora superare il filtro e siamo proprio nel periodo in cui potremmo autodistruggerci. L’autodistruzione potrebbe avvenire a causa di guerre nucleari, guerre biologiche oppure per cambiamenti climatici di tipo antropogenico, ossia causati dall’umanità stessa. Tutti questi fattori potrebbero essere il “filtro” di cui sopra.

Superato il filtro, prima o poi ci espanderemo nello spazio

Tuttavia, potremmo anche superare questo ostacolo e dunque, dopo questa fase, il potenziale per diffonderci nel nostro sistema solare ed oltr di una di die è reale tanto che gli stessi ricercatori hanno creato un modello per prevedere le prime missioni con equipaggio umano che segneranno le tappe fondamentali della nostra espansione galattica.
“Il modello utilizza la potenza di calcolo, espressa come transistor per microprocessore, come un fattore chiave che limita ampiamente la portata e la complessità delle missioni nello spazio profondo. L’obiettivo di questa analisi è fornire un lasso di tempo previsto affinché l’umanità diventi una specie multi-mondiale attraverso la colonizzazione fuori dal mondo, e così facendo quasi garantire la sopravvivenza a lungo termine della razza umana dalle calamità naturali e causate dall’uomo che potrebbe capitare alla vita sulla Terra”, spiegano i ricercatori nell’abstract dello studio.

Prime missioni nel sistema solare

Il modello realizzato da ricercatori prevede un una prima missione con equipaggio umano su Marte entro la fine degli anni 2030. La prima missione umana nella fascia degli asteroidi, con eventuali coloni umane che potrebbero stabilirsi in particolare su Cerere, 2 Pallas o 4 Vesta, invece, dovrebbe avvenire entro il 2060.
Una missione su Giove, in particolare su alcune delle sue lune, dovrebbe avvenire entro il 2070. Entro il 2080 potremmo organizzare una missione umana su Saturno e sulle sue lune.

Schema che mostra la linea temporale delle prime importanti missioni che apriranno all’espansione umana nel nostro sistema solare ed oltre (credito: Cai et al., DOI: 10.3390/galaxies9010005, Galaxies, 2021)

Prima missione verso Proxima Centauri

Per quanto riguarda le emissioni robotiche, di quelle che fanno atterrare rover e quant’altro sulla superficie di lune e pianeti oppure fanno orbitare sonde intorno ad essi, i ricercatori prevedono una prima missione verso Proxima Centauri, una stella nana rossa facente parte di un sistema triplo nel cui sistema è stato scoperto un pianeta potenzialmente abitabile molto interessante, Proxima b.
Proprio quest’ultimo sarebbe, molto probabilmente, il primo obiettivo di una missione extrasolare con sonde o robot. Per una missione con equipaggio umano verso Proxima b, invece, dovremmo aspettare fino al 2250.

Missioni verso sistemi di Tau Ceti e TRAPPIST-1

La prima missione verso la stella Tau Ceti, distante da noi 12 anni luce e profondamente simile al sole, una stella presso la quale dovrebbero esserci diversi esopianeti di cui almeno uno che si trova nella zona abitabile, potrebbe essere l’obiettivo di una missione umana entro il 2270.
Entro il 2040, invece, l’obiettivo di una missione robotica potrebbe essere l’interessantissimo sistema TRAPPIST-1, distante da noi 40 anni luce. TRAPPIST-1 è un sistema molto interessante in quanto sono stati scoperti ben sette pianeti rocciosi orbitanti intorno alla stella alcuni dei quali dovrebbero trovarsi proprio nella zona abitabile.
Si parla sempre dell’anno di partenza delle sonde, non dell’anno di arrivo che, per quanto riguarda queste stelle così lontane, avverrebbe, probabilmente, secoli dopo a meno che non si arrivino a progettare tecnologie che al momento rientrano solo nella fantascienza.

Missioni verso l’area centrale della Via Lattea

Missioni robotiche verso stelle che si trovano nella zona centrale della Via Lattea, a più di 10.000 anni luce di distanza, potrebbero già partire entro il 2050 mentre quelle con equipaggio umano verso queste lontanissime stelle, presumibilmente, partirebbero intorno 2400.
Nell’area del centro della Via Lattea, a 14.000 anni luce di distanza da noi, c’è infatti un’area molto interessante che, secondo un altro studio condotto precedentemente dallo stesso team di ricercatori, probabilmente contiene molte stelle, diverse delle quali simile al sole, le quali potrebbero ospitare molti pianeti con la presenza di vita e, si spera, anche con presenza di vita intelligente e tecnologica.

Questo video mostra quali potrebbero essere, a livello grafico, le prime missioni umane (con equipaggio e non) verso stelle più lontane. Presumibilmente i primi obiettivi sarebbero relativi ad un percorso che poi ci porterebbe a visitare le stelle dell’area centrale della Via Lattea, situata a diverse migliaia di anni luce di distanza.

Andranno create nuove tecnologie

Naturalmente per un’espansione del genere ci sarebbe bisogno di tecnologie che al momento ancora non possediamo e che andrebbero create, qualcosa che i ricercatori hanno tenuto di conto considerando il progresso tecnologico umano che comunque sembra non tendere a fermarsi.

Molti materiali sarebbero recuperati strada facendo

I ricercatori fanno inoltre notare che diversi dei materiali che servirebbero per missioni così complesse e lunghe potrebbero trovarsi sugli asteroidi della cintura degli asteroidi, che si trova tra le orbite di Marte e Giove. In particolare i ricercatori hanno individuato, come obiettivo principale in tal senso, 16 Psyche, un asteroide presente nella cintura che secondo alcuni ricercatori potrebbe essere il residuo di un nucleo planetario che non ha portato alla formazione di un pianeta.
La fusione nucleare necessaria per i motori delle astronavi per questi lunghi viaggi potrebbe essere realizzata con elio tre, un isotopo dell’elio che potrebbe essere estratto sulla nostra luna, dove è ampiamente presente.

Note e approfondimenti

  1. Galaxies | Free Full-Text | Avoiding the “Great Filter”: A Projected Timeframe for Human Expansion Off-World | HTML (IA) (DOI:10.3390/galaxies9030053)

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