Futuro telescopio spaziale Nancy Grace Roman raccoglierà quantità di dati enormi

Rappresentazione artistica del telescopio spaziale Nancy Grace Roman che dovrebbe essere lanciato intorno alla metà degli anni 20 (credito: NASA)

Sono molte alte le aspettative per quanto riguarda il nuovo telescopio spaziale, attualmente ancora in fase di sviluppo, Nancy Grace Roman (così denominato in onore dell’astronoma americana morta nel 2018 dopo essere stato chiamato per anni Wide-Field Infrared Survey Telescope o WFIRST).
Questo telescopio spaziale, che sfrutterà soprattutto il fenomeno del microlensing, viene sempre più visto come una priorità assoluta per quanto riguarda l’intero decennio degli anni 2020 in relazione al settore della scoperta dei pianeti extrasolari e in generale a quello di tutta l’astronomia.

500 volte più veloce rispetto ad Hubble

Una volta lanciato (il lancio dovrebbe avvenire a metà di questo decennio), l’osservatorio spaziale ad infrarossi darà la caccia agli esopianeti ma lo farà molto più velocemente di qualunque altro telescopio spaziale odierno, anche quelli costruiti proprio per questo scopo come Keplero e TESS, e anche più dello stesso Hubble.
Secondo quanto rileva Space.com, infatti, il Nancy Grace Roman raccoglierà dati con una velocità fino a 500 volte superiore rispetto al telescopio spaziale Hubble.

“Con le sue velocità di rilevamento incredibilmente elevate, Roman osserverà migliaia di pianeti, milioni di galassie e miliardi di stelle”, spiega Karoline Gilbert, scienziata che sta lavorando al progetto Roman presso lo Space Telescope Science Institute di Baltimora. “Questi vasti set di dati ci consentiranno di affrontare i misteri cosmici che suggeriscono una nuova fisica fondamentale”.
Si pensi che per il Cosmic Assembly Near-Infrared Deep Extragalactic Survey (CANDELS), uno dei sondaggi cosmici più onerosi e grandi realizzati per osservare il cosmo, Hubble impiegato 21 giorni. Il Roman potrebbe raccogliere lo stesso numero di dati in una mezz’oretta.

Che cos’è il microlensing

Il telescopio si avvarrà di un effetto che, quando si tratta di intercettare oggetti lontani, è utilissimo. Parliamo del cosiddetto microlensing gravitazionale, un effetto per il quale gli oggetti lontani ci appaiono deformati e più grandi, dunque meglio visibili, quando fra noi e lo stesso oggetto è posto un corpo di grandi dimensioni, solitamente una stella. Il corpo in mezzo “deforma” la luce che giunge dal corpo osservato fino all’osservatore.
Senza questa deformazione, gli oggetti più piccoli o meno luminosi, quali possono essere gli esopianeti, non sarebbero visibili.

Campo visivo 100 volte più grande di Hubble

Le capacità di sfruttare questo fenomeno da parte del Roman saranno poi ampliate esponenzialmente dal fatto che la sua lente utilizzerà un campo visivo 100 volte più grande di quello usato da Hubble.
Il risultato che gli scienziati si attendono dall’utilizzo di questo nuovo telescopio spaziale? Una raccolta di dati molto più ampia di quella di qualsiasi altro telescopio del suo tipo.

Questo video mostra quanto il campo visivo del Roman sarà più ampio rispetto a quello di Hubble:

Migliaia di nuovi pianeti scoperti

Il microlensing, alla fine, non è neanche un fenomeno così raro. Certo, ci vuole la condizione per la quale tutti e tre gli oggetti (noi che osserviamo e un secondo oggetto giusto in mezzo che modifica gravitazionalmente la luce del primo oggetto) sono posti “in linea”, ma contando il fatto che nella nostra galassia di oggetti “pesanti”, di quelli che possono modificare la luce che arriva sulla Terra, ce ne sono tantissimi, come le stelle, la speranza è che il telescopio possa effettuare migliaia e migliaia di scoperte in relazione a nuovi pianeti e che possa aiutare gli astronomi e gli scienziati anche a capire di più riguardo ai più grandi misteri dello stesso universo, in primis e quelli della materia oscura e dell’energia oscura.

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