
Uno studio pubblicato su Horticulturae[1] ha dimostrato che le acque reflue provenienti da colture idroponiche, se depurate con microalghe, possono diventare una risorsa efficace per irrigare piante ornamentali come i gerani.
Depurazione con microalghe: un’alternativa sostenibile
Utilizzando il ceppo Chlorella vulgaris, i ricercatori hanno trattato le acque reflue in fotobioreattori specifici. Le microalghe hanno rimosso in modo significativo azoto e fosforo, pur lasciando nella soluzione nutrienti residui utili alla crescita vegetale. Il processo ha però aumentato anche la salinità e l’alcalinità dell’acqua, fattori da considerare attentamente per l’uso agricolo.
Esperimenti su Pelargonium × hortorum
Lo studio ha utilizzato il geranio zonale come pianta test, applicando sei tipi di irrigazione, da soluzioni nutrienti complete ad acque depurate in varie concentrazioni. I risultati hanno mostrato che, pur non raggiungendo le performance delle soluzioni nutrienti standard, le acque trattate migliorano significativamente la crescita rispetto all’acqua del rubinetto.
Risultati biometrici: crescita fogliare e sviluppo vegetativo
Le piante irrigate con le acque purificate hanno sviluppato più foglie, maggiore area fogliare e peso secco superiore rispetto al gruppo di controllo con sola acqua di rubinetto. Le differenze si sono viste anche in altezza e diametro. Tuttavia, la biomassa prodotta è stata inferiore rispetto a quella ottenuta con la soluzione nutritiva completa, segno che i nutrienti, seppur presenti, non sono del tutto bilanciati.
Verso un uso efficiente delle risorse
Il trattamento con microalghe non solo depura le acque da sostanze potenzialmente inquinanti, ma consente anche di riutilizzare nutrienti utili per l’irrigazione. I gerani, resistenti alla salinità, si sono dimostrati ideali per testare queste acque. Il sistema potrebbe rappresentare un’opzione ecologica ed economica in agricoltura, purché si affianchino ulteriori controlli su pH, sali e micronutrienti.


