Ghiaccio dell’Artico, seconda estensione minima più bassa mai registrata negli ultimi 42 anni

Quando arriva settembre, più o meno verso la metà del mese, la copertura di ghiaccio marino dell’Artico arriva al suo punto minimo. Quest’anno, però, questo punto minimo risulta essere il secondo valore più basso degli ultimi 42 anni, ossia da quando gli stessi satelliti hanno cominciato a fare queste tipologie di misurazioni.
È lo scenario cupo descritto da Julie Brigham-Grette e Steve Petsch, due professori di geoscienze dell’Università del Massachusetts ad Amherst che hanno scritto uno nuovo articolo su The Conversation.
L’unico anno in cui l’estensione minima del ghiaccio è stata ancora più ridotta è il 2012 e in ogni caso c’è una tendenza al ribasso, per quanto riguarda la presenza di ghiaccio artico, innegabile nel corso degli ultimi decenni.

Se a ciò si affianca il dato relativo alla presenza sempre più grande di anidride carbonica nell’atmosfera, il collegamento è pressoché automatico. I livelli di CO2 nell’aria, infatti, a livello globale, sono oggi più alti che in qualsiasi altro momento della storia umana. Oggi i livelli di CO2 nell’atmosfera hanno infatti raggiunto un limite di 412 parti per milione, un limite che era stato superato solo 3 milioni di anni fa, nel pliocene.
Secondo i due scienziati, se queste condizioni continueranno persistere, i cambiamenti climatici in corso potrebbero trasformare il pianeta riportando le condizioni del globo alle condizioni plioceniche. Si tratta di condizioni che vedevano i livelli del mare più alti, modelli meteorologici molto diversi da quelli odierni e condizioni alterate nel mondo naturale.

Il punto minimo di estensione del ghiaccio artico registrato quest’anno e il secondo più basso dopo quello del 2012 (credito: NSIDC)

I due ricercatori fanno parte di un team che da anni sta analizzando vari campioni sedimentari prelevati nel 2013 dal lago El’gygytgyn, un lago situato nell’area nord-est della Russia.
In particolare il polline fossile individuato in questi campioni mostrano quali erano le condizioni che sussistevano nell’Artico durante il Pliocene. Durante quest’epoca c’erano infatti nell’area artica molti alberi, tra cui gli abeti rossi e la cicuta, che facevano di questa area, oggi quasi completamente coperta da ghiacci e con poca vegetazione, delle vere proprie foreste boreali. Oggi queste ultime si estendono solo fino ad un certo punto, al massimo a centinaia di km a sud e ad ovest dell’Artico, sia in Russia che nel Circolo Polare Artico in Alaska, ma una volta coprivano gran parte dell’area artica.

Questo perché le condizioni erano molto più calde e il ghiaccio era meno esteso (la calotta glaciale groenlandese, per esempio, non esisteva). I livelli del mare, poi, erano da 9 a 15 metri più alti rispetto a quelli odierni e ciò cambiava anche la conformazione dei continenti in quanto le coste erano situate in quello che oggi è pieno entroterra.
Queste condizioni durante il Pliocene furono causate dalla massiccia presenza di CO2 nell’atmosfera provocata da un fenomeno causato dalle rocce e dalle reazioni con la stessa CO2 estratta dall’atmosfera. Si tratta di fenomeni che però impiegavano milioni di anni per avere effetti degni di nota sul clima globale mentre oggi gli esseri umani sembrano averci messo solo 200 anni per invertire del tutto la traiettoria cominciata 50 milioni di anni fa, una traiettoria che ha visto la CO2 atmosferica diminuire lentamente sempre di più.

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