Gigantesca centrifuga per lanciare satelliti in orbita: è l’idea di nuova startup

Immagine che mostra come potrebbe apparire l'Orbital Accelerator della SpinLaunch (credito: SpinLaunch Orbital Accelerator - Spinlaunch.com)

È possibile lanciare piccoli razzi nello spazio onde far entrare nell’orbita terrestre piccoli satelliti e senza far ricorso agli esosi motori a carburante chimico. È l’idea, in parte anche messa in pratica in alcuni esperimenti, che è arrivata alla Startup denominata SpinLaunch. I tecnici della giovane azienda hanno realizzato l’Orbital Accelerator, una sorta di centrifuga gigantesca che accelera, all’interno di una camera a vuoto la quale riduce l’attrito, piccoli razzi a migliaia di km orari.

Funzionamento dell’Orbital Accelerator

Il funzionamento concettualmente sembra abbastanza semplice. È un po’ come pulire l’insalata: acceleri la centrifuga facendole raggiungere un’altissima velocità solo che nel caso dell’Orbital Accelerator il coperchio all’improvviso si apre e quello che c’è dentro schizza via a velocità calcolabili in migliaia di chilometri orari. Una volta che l’acceleratore orbitale raggiunge una certa velocità, il piccolo razzo all’interno, infatti, si stacca dalla struttura della centrifuga e attraversa un tubo posto verticalmente per poi schizzare via in altezza. Il sistema è studiato affinché la maggior parte possibile dell’energia elettrica utilizzata si trasformi in energia cinetica.
I ricercatori della SpinLaunch calcolano che un sistema del genere potrebbe inviare nello spazio un carico con un peso fino a 200 kg.

Primo test di mostrano tecnologia ha senso

I ricercatori hanno già realizzato un modello concept, una versione più piccola di quella che dovrebbe essere realmente ma che appare ancora già molto massiccia. La struttura misura in altezza circa 50 metri e, come si può vedere da un video pubblicato sul canale della stessa SpinLaunch su YouTube, sembra funzionare. Il test è stato effettuato con un piccolo razzo di prova che è stato “centrifugato” nella camera a vuoto per poi schizzare via a migliaia di metri in altezza. Anche se l’oggetto non ha raggiunto l’orbita, tutto sommato si tratta di un buon inizio. Battere la forza di gravità terrestre lanciando un oggetto del peso di 200 kg affinché possa entrare nell’orbita è forse un discorso più complicato. Intanto i ricercatori, con questo test, mostrano che i loro modelli aerodinamici sono validi così come sembra valido l’intero concetto.

Intanto i satelliti si stanno rimpicciolendo sempre di più

Se un’idea del genere diventasse davvero praticabile, si potrebbe immaginare un ecosistema di acceleratori orbitali per satelliti di piccole dimensioni. In effetti nel corso degli ultimi anni i satelliti si sono ridimensionati moltissimo e diversi di essi hanno le dimensioni di una scatola di scarpe. È il caso dei cosiddetti “CubeSat”, piccoli dispositivi satellitari cubici che, a dispetto delle dimensioni molto contenute se confrontati con i satelliti “classici”, possono portare a termine compiti di tutto rispetto.
E il percorso verso la miniaturizzazione satellitare è solo iniziato: si prevede che i satelliti artificiali possano in futuro diventare sempre più piccoli e al contempo sempre più efficienti. In un contesto del genere un acceleratore orbitale come quello progettato dalla SpinLaunch potrebbe in effetti avere un senso.

Video

Note e approfondimenti

  1. SpinLaunch (IA)

Articoli correlati


Tag

Condividi questo articolo


Data articolo