Gigantesche frane su Marte, mistero forse risolto

Cerberus Fossae, Marte. Si possono notare ripidi pendii con frane attive (credito: NASA)

Le frane su Marte hanno rappresentato per gli scienziati un’importante sfida in termini di comprensione. Si tratta di frane “lunghe e disordinate”, come descritto in un articolo su The Conversation, le cui cause e la cui fenomenologia sono state spesso scarsamente comprese.
Si tratta di frane molto grandi, spesso spostano un quantitativo di materiale superiore a quello che ci è voluto per costruire l’Empire State Building. Si muovono inoltre ad una velocità che può arrivare fino a 360 km/h per decine di chilometri.

Si tratta di caratteristiche in base alle quali scienziati hanno compreso che sostanzialmente non c’è frizione, qualcosa che ha rappresentato un enigma. Un nuovo studio, pubblicato su Nature Communications, cerca di dare delle risposte, rispose che tra l’altro potrebbero rivelarsi utile anche per una migliore protezione dalle frane qui sulla Terra.
I ricercatori hanno in particolare studiato la Valles Marineris, una valle presente su Marte composta da un canyon rettilineo lungo più di 4000 km e profondo più di 8 km che si trova a sud dell’equatore marziano. In quest’area gli scienziati più volte hanno individuato frane “lunghe e disordinate” come quelle sopra descritte.

Analizzando le creste di queste frane marziane, già in passato qualche ricercatore è giunto alla conclusione che queste aree un tempo erano coperte dal ghiaccio. Tuttavia in questo nuovo studio gli scienziati hanno proposto una nuova spiegazione.
Effettuando modelli al computer delle frane marziane, hanno calcolato lo spessore delle stesse frane e la lunghezza delle creste nonché varie altre caratteristiche.

Sono giunti alla conclusione che la presenza del ghiaccio non può essere considerata come una condizione necessaria per la produzione di creste del genere. Queste ultime potrebbero essersi formate a causa di particolari strati sottostanti fatti di rocce instabili e leggere creati a loro volta da vibrazioni collisioni di particelle di roccia. Si tratterebbe di un “processo di convezione”, ossia di un trasferimento di calore causato dal movimento, che causa la caduta di strati di roccia più pesanti e densi e di rocce più leggere.

Queste informazioni, tra l’altro, potrebbero rivelarsi utili in futuro per le eventuali colonie umane su Marte qualora queste dovessero essere create in aree dove si verificano frane del genere.

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