Glifosato collegato a steatosi epatica non alcolica secondo studio

Un nuovo studio sottolinea ancora una volta gli effetti negativi del glifosato, l’erbicida e disidratante per colture usato in particolare per uccidere le erbacce e in generale tutte quelle erbe che competono con le colture stesse.
Funziona inibendo un particolare enzima vegetale coinvolto nella sintesi tre amminoacidi aromatici: tirosina, triptofano e fenilalanina. Proprio per questo risulta utile solo per le piante che sono in crescita e non prima della germinazione.

Secondo il nuovo studio, pubblicato su Clinical Gastroenterology and Hepatology, il glifosato sarebbe correlato alla malattia del fegato grasso non alcolica. I ricercatori dell’Università della California hanno infatti esaminato i campioni di urina di due gruppi di pazienti, uno con diagnosi di NASH (steatoepatite non alcolica, un tipo di steatosi epatica non alcolica o NAFLD) e uno senza. I risultati, secondo i ricercatori, sono stati abbastanza significativi: tracce di glifosato risultavano significativamente più presenti nei pazienti con NASH rispetto ai pazienti sani e ciò indipendentemente da altri fattori quali età, razza, indice di massa corporea e presenza di diabete.

Questi risultati, uniti ad altri di ricerche precedenti che erano state svolte su animali, dimostrano che l’aumento di steatosi epatiche non alcoliche negli Stati Uniti è collegato all’aumento dell’utilizzo del glifosato commerciale.
I toni di Paul J. Mills, professore di medicina presso l’Università di San Diego ed autore principale della ricerca, appaiono tra l’altro abbastanza allarmanti anche in linea generale: “Ci sono così tante sostanze chimiche sintetiche a cui siamo regolarmente esposti. Ne abbiamo misurata solo una.”

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