Gomito del tennista, nuovo trattamento non chirurgico riduce dolore e infiammazione

Un nuovo trattamento per il cosiddetto “gomito del tennista” è stato presentato oggi al meeting scientifico annuale della Society of Interventional Radiology. Si tratta di un trattamento che prevede anestesia locale e che non sembra neanche troppo complicato.

Che cos’è il gomito del tennista

Il gomito del tennista è riconducibile ad una condizione cronica di tendinite, denominata anche epicondilite laterale, causata da stress ripetitivi ai tendini e ai muscoli che circondano il gomito, eventi che si possono verificare molto spesso in attività sportive ma anche in attività come la dattilografia, il lavoro a maglia ed altre determinate professioni.
Il gomito del dentista è infatti comune in attività come quelle dei carpentieri, dei fuochi,degli operai nelle catene di montaggio, eccetera. Può inoltre causare infiammazioni e quindi dolore e bruciori nella parte esterna del braccio.

Trattamenti per il gomito del tennista

Può essere una condizione abbastanza difficile da trattare e può lasciare le persone inabili nello svolgere spesso anche i più banali compiti quotidiani. Come ricorda Yuji Okuno, fondatore della clinica Okuno in Giappone ed autore principale dello studio, dopo anni di trattamenti con farmaci o con terapie fisiche varie, spesso i pazienti affetti dal gomito del tennista si rivolgono alla chirurgia che prevede comunque un’operazione maggiore invasiva.

Embolizzazione arteriosa transcatetere

Okuno e il suo gruppo di studio hanno quindi cercato di capire se l’embolizzazione arteriosa transcatetere (transcatheter arterial embolization, TAE), un trattamento non chirurgico che riduce il flusso sanguigno anomalo della zona interessata, riducendo dunque l’infiammazione conseguentemente il dolore, potesse essere utilizzato anche in questo caso dato che è già usato in altre aree del corpo.

Le sperimentazioni

A tal proposito ricercatori hanno analizzato 52 pazienti affetti da gomito del tennista che non avevano trovato sollievo con altre forme di trattamento.
Questi pazienti, tra il 2013 e il 2017, sono stati trattati con la TAE e sono poi stati seguiti fino a quattro anni dopo il trattamento. Riduzioni dei livelli di dolore ed altre caratteristiche mostravano chiaramente che i pazienti avevano subito un netto miglioramento.

Il nuovo trattamento in anestesia locale

La buona notizia è che il trattamento risulta anche abbastanza breve (può essere terminato in circa un’ora) e richiede solo una puntura tramite la quale si accede all’arteria radiale nel polso in anestesia locale.
In questo modo, tramite un catetere che viene spostato attraverso il polso, si arriva al gomito dove i vasi sanguigni vengono embolizzati.
Al momento non sono stati osservati particolari effetti collaterali negativi né sulle ossa, né sulla cartilagine, né sui muscoli.

Fonti e approfondimenti

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