Grandi animali hanno impatto positivo per l’ambiente maggiore di quanto mai calcolato

Proteggere gli animali di grande stazza, in particolare quelli in pericolo di estinzione come gli elefanti e rinoceronti, giusto per fare un paio di esempi, potrebbe avere un impatto positivo sull’ambiente maggiore di quanto mai calcolato da studi precedenti.
È quanto afferma il comunicato stampa che presenta il nuovo studio, pubblicato su Nature Communications e realizzato da alcuni ricercatori dell’Università dell’Arizona.

I ricercatori hanno creato simulazioni al computer per fare confronti tra lo stato del globo durante il pleistocene, sostanzialmente prima che iniziassero le grandi estinzioni causate dall’uomo, i giorni nostri e il mondo futuro, nello specifico uno futuro in cui non solo tutti i grandi animali si saranno estinti ma anche le grandi piante.

I risultati ottenuti da ricercatori mostravano che continuare a perdere specie di grandi animali potrebbe portare ad una riduzione del 44% della quantità totale di biomassa di animali selvatici presenti sulla Terra e ad una riduzione del 92% della fertilità dei terreni.
Gli animali, infatti, defecano e urinano nel terreno, azioni che si rivelano fondamentali per il trasporto nel suolo dei nutrienti e per rendere fertili gli stessi suoli.

Naturalmente più grande è l’animale, maggiore è il quantitativo di rifiuti organici che produce e maggiore è l’effetto positivo che produce per il terreno.
Dunque proteggere le specie più grandi, come fa comprendere lo studio, non è una cosa che riguarda solo la sfera dell’affezione che possiamo avere o non possiamo avere perso questi animali ma è un’azione che andrà portata avanti se si vogliono preservare questi aspetti del suolo e dunque anche l’eventuale utilizzo, in termini armi colturali, che ne possiamo fare. La stessa cosa si può dire anche per gli alberi più grandi che forniscono servizi ecologici ancora più vitali.

“Uso questa analogia: le più grandi banche e società dell’economia sono le più produttive e hanno il maggiore impatto sull’economia, quindi quando quelle grandi banche sono fallite durante la grande recessione del 2009, abbiamo dovuto sostenerle economicamente, oppure avrebbero avuto un impatto negativo sproporzionato sull’economia. È un principio simile con grandi piante e animali in tutti gli ecosistemi”, dichiara Brian Enquist, professore di ecologia e biologia evolutiva e autore dello studio.

Il concetto di fondo che traspare è che per centinaia di milioni di anni la Terra ha ospitato animali molto grandi. Nel corso di pochissimi millenni, gli ultimi, questi animali si sono quasi tutti perlopiù estinti e ciò ha avuto un impatto probabilmente più grande di quanto mai calcolato nei confronti degli ecosistemi e dell’ambiente e quindi anche nei nostri confronti.

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