Grasso intorno ad arterie importante per mantenerle sane secondo un nuovo studio

Il tessuto adiposo perivascolare (PVAT) svolge una funzione anti stressante per le arterie mai considerata prima (credito: DOI: 10.1038/s41598-020-58368-x)

Il grasso intorno alle arterie, almeno quando non in quantità anormali, può aiutare le stesse arterie a mantenersi sane e la conferma arriva da un nuovo studio condotto da una ricercatrice dell’Università Statale del Michigan, una conferma che potrebbe cambiare il modo in cui gli stessi scienziati o i responsabili del comparto medico approcciano a patologie quali l’accumulo di placca nelle arterie o l’arteriosclerosi.

Il grasso intorno alle arterie, conosciuto anche come tessuto adiposo perivascolare (PVAT), aiuta le stesse arterie a fare una cosa denominata “rilassamento dello stress”: le arterie si “lasciano andare” allentando la tensione muscolare, in particolare quando sono sotto uno sforzo costante, similmente a come fa una vescica quando si espande per contenere un maggior quantitativo di liquido.

Stephanie Watts, professoressa di farmacologia e tossicologia del College of Osteopathic Medicine della MSU, spiega che il PVAT riduce la tensione dei vasi sanguigni che si può accumulare quando le stesse arterie si allungano.
Si tratta di un fattore positivo in quanto il corpo consuma meno energia e in generale è meno stressato.

In altri studi il PVAT era stato sostanzialmente ignorato. Si pensava che il compito di questo tessuto fosse solo quello di immagazzinare lipidi ma questa nuova scoperta ridefinisce il suo ruolo.
Anzi la stessa ricercatrice vorrebbe che il PVAT fosse riconosciuto come il quarto strato dei vasi sanguigni (da aggiungere allo strato più interno, denominato tunica intima, allo stato intermedio, denominato tunica media, e allo strato più esterno, denominato tunica adventitia).

“La nostra scoperta ridefinisce quali sono i vasi sanguigni funzionali e fa parte di ciò che può essere disfunzionale nelle malattie che ci affliggono, compresa l’ipertensione. Dobbiamo prestare attenzione a questo strato dei vasi sanguigni perché fa molto più di quanto pensassimo inizialmente”, spiega la ricercatrice.

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