I bambini litigano? Meglio non intervenire secondo strategia educativa giapponese

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Fa discutere gli esperti dell’Università di Hiroshima l’approccio pedagogico portato avanti dalle scuole giapponesi nei confronti dei bambini quando litigano. Questa strategia, denominata mimamoru (portmanteau delle parole giapponesi “mi”, che significa guardare, e “mamoru”, che significa guardia o protezione) vede gli adulti sostanzialmente osservare, senza intervenire, in caso di scontro tra due bambini, compresi gli educatori appartenenti agli istituti scolastici e quelli della prima infanzia.[1]

Secondo questa strategia, gli adulti devono fare in modo che i bambini siano i soli gestori dello scontro e del loro disaccordo in modo che possano contare su una sorta di apprendimento tramite l’esplorazione e le azioni volontarie.
Questa strategia, anche se non fa parte ufficialmente delle istruzioni relative all’educazione della prima infanzia diramate dalle autorità giapponesi in vari istituti scolastici, è in realtà una linea guida implicita che molti educatori ed insegnanti mettono in atto.
Si tratta di un approccio che in realtà riflette quelle che sono le pratiche della vita sociale giapponese, una società dove in generale gli adulti si aspettano che i bambini si assumano le proprie responsabilità senza troppi interventi.[1]

I ricercatori dell’Università di Hiroshima hanno evoluto analizzare questa pratica comportamentale da parte degli adulti degli educatori; i loro risultati sono riportati in uno studio pubblicato sull’Early Childhood Education Journal.[2]
I ricercatori sottolineano che il “guardare” i bambini quando litigano o sono in forte contrasto non significa ignorare la loro sicurezza: gli stessi adulti sono tenuti ad intervenire quando gli stessi bambini si mettono a rischio, ad esempio quando litigano fisicamente e possono riportare danni fisici.
Gli stessi ricercatori hanno tuttavia evidenziato le tre principali caratteristiche del mimamoru: un intervento è sempre necessario in caso di pericolo o di danno fisico ma deve essere temporaneo e minimo; non si deve intervenire e si deve restare fuori dalla lotta in modo che bambini o ragazzi risolvano da soli il problema; una volta che i bambini sembrano aver risolto il loro problema, non debbono avere il supporto di un adulto.[1]

“Sebbene l’approccio mimamoru sembri passivo, sfida piuttosto gli educatori a rimanere pazienti, osservando e aspettando che i bambini pensino e agiscano da soli. Un presupposto alla base di questa pratica giapponese è la fiducia degli adulti nella bontà intrinseca dei bambini, più specificamente, nella loro capacità imparare attraverso le interazioni sociali quotidiane”, dichiarano gli stessi ricercatori nel comunicato emesso dall’università giapponese.

Note e approfondimenti

  1. Japan’s hands-off formula in disciplining schoolchildren works. Is it worth a try elsewhere? | Hiroshima University (IA)
  2. Why Don’t Japanese Early Childhood Educators Intervene in Children’s Physical Fights? Some Characteristics of the Mimamoru Approach | SpringerLink (IA) (DOI: 10.1007/s10643-021-01184-3)

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