Identificata proteina umana che aiuta sviluppo del parassita della malaria

Abstract grafico dello studio (credito: Journal of Experimental Medicine, Jun 2019, jem.20182227; DOI: 10.1084/jem.20182227)

Un gruppo di ricercatori giapponesi ha pubblicato uno studio sul Journal of Experimental Medicine nel quale si dichiara che è stato scoperto che i parassiti Plasmodium responsabili della malaria si sviluppano così agevolmente nel corpo umano grazie ad una particolare proteina delle cellule epatiche che lo stesso corpo umano produce e che questi parassiti sfruttano.
La ricerca potrebbe dunque rivelarsi utile per sviluppare nuovi piani terapeutici che prendono di mira proprio questa proteina umana, denominata CXCR4.

La malaria è una delle malattie infettive più gravi e, secondo l’OMS, solo nel 2017 ci sono stati 219 milioni di casi e la morte di 435.000 persone. La malaria si trasmette tramite le zanzare a loro volta infettate con questo parassita a forma di bastoncelli che, una volta nel corpo umano, invade le cellule del fegato, dette epatociti, cambiando forma e dando origine a migliaia di merozoiti. Questi ultimi poi si diffondono nel sangue e causano la patologia conosciuta come “malaria”.

Secondo Masahiro Yamamoto ancora ad oggi si sa molto poco per quanto riguarda quali siano i fattori che all’interno del corpo umano regolano la differenziazione degli sporozoiti negli epatociti infetti.
Nel corso delle loro ricerche, gli scienziati si sono però accorti che è una speciale proteina epatocitaria denominata CXCR4 ad aiutare gli sporozoiti dei Plasmodium a trasformarsi una volta all’interno delle cellule del fegato.

Gli scienziati hanno già effettuato degli esperimenti sui topi con uno specifico farmaco che inibisce proprio leproteine CXCR4 gli stessi i topi si sono mostrati più resistenti alla malaria e i tassi di sopravvivenza si rivelavano significativamente più alti.

Secondolo stesso Yamamoto “la maggior parte dei farmaci anti-malaria che prendono di mira le molecole di Plasmodium alla fine portano alla resistenza ai farmaci in questi parassiti, tuttavia inibitori che prendono di mira proteine ​​umane come CXCR4 potrebbero evitare questo problema e potrebbero essere usati profilatticamente per prevenire lo sviluppo della malaria. Inoltre l’inibitore di CXCR4 utilizzato in questo studio è già ampiamente utilizzato negli esseri umani sottoposti a trattamento per i tumori del sangue, cosa che potrebbe accelerare il suo riutilizzo come un nuovo modo di combattere la malaria”.

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