Idrossiclorochina non utile per pazienti ospedalizzati con COVID 19

Un altro studio non “supporta” l’uso dell’idrossiclorochina per quanto riguarda la patologia COVID-19, scatenata dal nuovo coronavirus. In particolare i ricercatori, finanziati dai National Institutes of Health, non supportano l’utilizzo di questa sostanza per il trattamento dei pazienti adulti ospedalizzati a causa della COVID-19. Rispetto alle sostanze placebo, infatti, nel corso degli esperimenti l’idrossiclorochina non migliorava in maniera significativa lo stato dei pazienti ospedalizzati con COVID-19.

Negli ultimi mesi di idrossiclorochina è diventata un farmaco molto noto e anche utilizzato per la COVID-19 nonostante non ci siano evidenti prove scientifiche che sia di effettivo beneficio alle persone con questa malattia, come spiega Wesley H. Self, medico di medicina di urgenza e ricercatore della Vanderbilt University, nonché autore principale dello studio.
“Pertanto, abbiamo condotto una sperimentazione clinica con i metodi più efficaci possibili per fornire informazioni di alta qualità sul fatto che i pazienti ospedalizzati con COVID-19 debbano essere trattati con idrossiclorochina”, spiega ancora Self. “In combinazione con altri studi che hanno mostrato risultati simili, riteniamo che questo studio fornisca dati convincenti ai medici per smettere di usare l’idrossiclorochina per adulti ospedalizzati con COVID-19”.

Negli scorsi mesi in effetti qualche studio, suscitando un entusiasmo forse non giustificato, ha suggerito che questo farmaco potrebbe avere degli effetti benefici per i pazienti affetti da COVID-19 in quanto sembra inibire la replicazione dei virus SARS-CoV-2. Ma non si è trattato mai di studi clinici: questi ultimi sono considerati quelli di qualità massima per capire l’effetto di un farmaco o di una sostanza nei pazienti.
Nel caso dell’idrossiclorochina gli scienziati non sono riusciti a mostrare con studi clinici gli effetti positivi sui pazienti con COVID-19, come spiega lo stesso Self.

Il ricercatore ha analizzato gli effetti di questa sostanza su vari pazienti malati di COVID 19 e ospedalizzati. Quelli più gravi erano stati trattati con 10 dosi di idrossiclorochina oppure con sostanze placebo per un periodo di cinque giorni. Gli stessi pazienti sono poi stati seguiti per un mese dopo l’inizio del trattamento.
Il follow-up non mostrava prove che l’idrossiclorochina potesse prevenire la morte o potesse aiutare in qualche modo i pazienti a riprendersi più efficacemente e più velocemente dalla malattia. Dopo un mese dall’inizio del trattamento, il 10,4% dei soggetti trattati con idrossiclorochina e il 10,6 per cento di pazienti trattati con placebo erano morti, percentuali dunque pressoché simili.

“Tenere uno studio clinico rigorosamente progettato che catturasse risultati centrati sul paziente e clinicamente significativi è stato fondamentale per raggiungere le conclusioni inequivocabili sull’uso dell’idrossiclorochina per quanto riguarda la COVID-19”, spiega James P. Kiley, direttore della Division of Lung Diseases del National Heart, Lung, and Blood Institute (NHLBI).

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