Il distanziamento sociale? È usato anche dagli animali per limitare infezioni

Aragosta spinosa caraibica (Panulirus argus) (credito: Wilfredor, CC BY-SA 3.0, via Wikimedia Commons)

L’allontanamento sociale, una locuzione che stiamo imparando ad usare tantissimo in questo periodo di pandemia, non è un fenomeno messo in atto solo dagli esseri umani per limitare la diffusione di una particolare malattia.
Nel mondo animale, per esempio, sono tantissimi gli esempi di specie varie che mettono in atto il distanziamento sociale per limitare la diffusione di una malattia o di un patogeno.

Come spiegano, in un’intervista sul sito di Science, Andrea Townsend, una ecologa comportamentale dell’Hamilton College, e Dana Hawley, una biologa del Virginia Polytechnic Institute, sono diverse le specie che utilizzano comportamenti, a volte anche molto particolari, per tenersi lontano dai soggetti della stessa specie malati.
Ad esempio, come fa notare la Hawley, l’aragosta spinosa caraibica, un animale marino abituato a vivere in gruppo, può rilevare un particolare segnale chimico presente nelle urine delle compagne malate per evitare di occupare o anche toccare le aree dove sono passate.

I mandrilli, solo per fare un altro esempio, risultano più attratti dalle feci dei compagni sani piuttosto che da quelle di altri soggetti del proprio gruppo malati.
E ancora, in diverse specie di animali considerati come molto sociali, come le formiche e le api, a volte i soggetti infetti, ad esempio da un fungo patogeno, abbandonano la colonia e si lasciano morire, una sorta di quarantena autoimposta per salvare la comunità.

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