Immortalità digitale? C’è un tranello secondo scienziata

Gli esseri umani potrebbero un giorno arrivare ad una sorta di “immortalità” digitale ma quest’ultima nasconderebbe comunque un “tranello” secondo quanto spiega a Live Science Susan Schneider, direttrice nonché fondatrice del Center for the Future Mind della Florida Atlantic University.[1]

Immortalità o longevità estrema: scienza o fantascienza?

Il tema dell’immortalità o comunque della possibilità di vivere per centinaia se non migliaia di anni risulta sempre più presente a livello di dibattito scientifico mentre prima era un discorso tipico solo della fantascienza.
Con i progressi che si stanno ottenendo nella nanotecnologia, per esempio, è d’uopo pensare che in un futuro imprecisato si possa ricorrere a nanoparticelle artificiali che possono curare le nostre cellule e i nostri organi o comunque che possano intervenire dove c’è bisogno di curare una determinata condizione.

Simulazione e comprensione del cervello

Tuttavia enormi progressi si stanno facendo anche per quanto riguarda la simulazione del cervello e la mappatura delle complesse e numerose connessioni neurali. Anche se questi progressi, per ora, sono ottenuti con piccoli o a volte microscopici animali (ad esempio con il nematode Caenorhabditis elegans) c’è da supporre che in un imprecisato futuro progressi del genere possano caratterizzare anche lo studio del cervello umano.

Trasferimento della mente umana nei computer

La citazione che facciamo in relazione al progresso relativo alla mappatura del cervello non è un caso: come spiega la stessa Schneider una sorta di immortalità si potrebbe raggiungere trasferendo la mente umana in un computer e facendo dunque diventare la nostra coscienza del tutto digitale. Tuttavia la ricercatrice fa notare una caratteristica che spesso non viene citata quando si parla di “trasferimento della mente” (mind uploading) su un supporto digitale: la mente risultante, quella digitale trasferita sul computer, risulterebbe solo una copia della vera mente. Questa tecnologia, dunque, non potrebbe portare ad una vera immortalità ma soltanto alla possibilità di creare un doppio digitale di noi stessi.

Mind uploading: il tranello della copia digitale

A tal proposito la Schneider spiega che se nel processo di trasferimento della mente di un soggetto umano su un supporto digitale il cervello sopravvive, non si può parlare di immortalità perché il soggetto biologico comunque sopravvive e un giorno dovrà comunque affrontare il dolore della morte. Anche se il soggetto muore, però, durante il processo non si può parlare di immortalità in quanto sopravviene la morte e dunque il cervello non sopravvive al processo ma ne resta solo una copia. Dunque, in ogni caso, si può parlare solo di “doppio digitale” e non di “immortalità digitale”.
Il trasferimento della mente su un supporto digitale sarebbe, dunque, solo un workaround, una soluzione alternativa per allungare la vita di una coscienza, non quella di un vero soggetto umano che, si presume, è fatto anche di altre cose oltre di una coscienza che, almeno in teoria, risiede all’interno di un organo, ossia il cervello.

Dobbiamo comprendere cos’è coscienza

Il tutto sempre dando per scontato (e non è per nulla scontato) che un giorno si riesca a capire cosa sia davvero la coscienza e si riesca a riprodurla digitalmente eseguendone una copia.
Secondo la ricercatrice si potrebbe comunque raggiungere una “estrema longevità” preservando il corpo, in particolare il cervello, con miglioramenti biocompatibili, in primis i chip cerebrali.

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