Impianti biodegradabili che rilasciano anestetici locali nel corpo per giorni

Matthieu Rüegg con il nuovo impianto biodegradabile (credito: EPFL/ Murielle Gerber)

Sono considerabili come circuiti biodegradabili per rilasciare antidolorifici all’interno del corpo quelli sviluppati dalla Scuola Politecnica Federale di Losanna.
Questi dispositivi per il rilascio di farmaci potrebbero rivelarsi utili soprattutto per coloro che si sono sottoposti ad un’operazione chirurgica per l’istallazione di una protesi ortopedica.

Molto spesso i pazienti che hanno subito quest’intervento debbono controllare forti dolori e proprio per questo vengono iniettate nel corpo sostanze antidolorifiche. Tuttavia questi hanno una durata limitata (di solito l’effetto antidolorifico svanisce dopo uno o due giorni), dopodiché, se il dolore persiste, comincia ad essere somministrata della morfina attraverso un catetere posizionato nei pressi della colonna vertebrale.
Si tratta in ogni caso di un sistema che fa diffondere l’antidolorifico in una zona diffusa del corpo.

I ricercatori del Microsystems Laboratory dell’EPFL hanno invece sviluppato un impianto biodegradabile che rilascia l’anestetico in maniera localizzata. Proprio il fatto che è biodegradabile significa che non è necessario un ulteriore intervento di chirurgia per rimuoverlo.
Il piccolo circuito elettronico, fatto di magnesio, può essere infatti “comandato” dall’esterno del corpo: una volta riscaldato, il circuito rilascia quantità controllate di anestetico nella posizione specifica in cui si trova in quel determinato momento.

Quando non serve più, il dispositivo stesso si degrada all’interno del corpo in maniera sicura, secondo quanto descritto nello studio apparso su Advanced Functional Material.
Ora i ricercatori stanno tentando di modificare il dispositivo in modo che possa rispondere, sempre dall’esterno del corpo, ad un campo elettromagnetico in modo che eventuali capsule piene di antidolorifici possano essere rilasciate in sequenza a seconda della lunghezza d’onda del campo elettromagnetico esterno.

“Ciò significa che potremmo rilasciare individualmente il contenuto delle capsule selezionando frequenze diverse”, specifica Matthieu Rüegg, autore principale dello studio.

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