Impronta digitale della Terra aiuterà a cercare vita extraterrestre creata da astronomi

Una “impronta digitale” della Terra utilizzabile per capire la presenza o l’abitabilità di un pianeta extrasolare è stata sviluppata da due astronomi della McGill University, la studentessa Evelyn Macdonald e il professor Nicolas Cowan.
I ricercatori hanno usato dati relativi a 10 anni di osservazione dell’atmosfera terrestre recuperati da satellite SCISAT.

Hanno quindi realizzato un cosiddetto “spettro di transito” del nostro pianeta, qualcosa che può essere considerata come un’impronta digitale in luce infrarossa capace di mostrare, in una sola immagine, la presenza di elementi ritenuti chiave per la presenza della vita quali ozono e metano.
La presenza di uno di questi due elementi su un pianeta è chiamata “biofirma” e rappresenta un indizio della presenza di vita.

“Questo è ciò che gli astronomi alieni vedrebbero se osservassero un transito della Terra”, dichiara Cowan in relazione alla più mappa che hanno creato.
Nello studio, pubblicato su Monthly Notices of the Royal Astronomical Society, viene descritto il metodo che i due astronomi hanno utilizzato per creare questa “mappa”.

La stessa mappa potrebbe essere utilizzata in futuro, a patto di utilizzare telescopi più sensibili di quelli attualmente disponibili, per individuare molecole come quelle dell’ossigeno, del vapore acqueo o dell’anidride carbonica nell’atmosfera di un pianeta, cosa che potrebbe indicare l’abitabilità o anche la stessa presenza di vita.

Uno dei primi obiettivi in tal senso potrebbero essere i pianeti che orbitano intorno alla stella TRAPPIST-1 che quasi sicuramente sarà uno dei primi sistemi planetari ad essere osservato con il Telescopio spaziale James Webb. Quest’ultimo dovrebbe essere lanciato entro il 2021.

In questo sistema planetario, infatti, la stella non è molto luminosa; almeno non lo è quanto il Sole, e quindi i pianeti potrebbero essere osservabili direttamente.
Non aspettatevi però immagini come quelle che abbiamo degli altri pianeti del sistema solare: più che altro il telescopio spaziale creerà mappe grafiche delle atmosfere di questi esopianeti in base alle quali si potrà capire la presenza di gas quali vapore acqueo, anidride carbonica, metano e ozono.

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