Impronte di misterioso essere “barcollante” forse sono di ominide sconosciuto

Le cinque impronte trovate in Tanzania potrebbero appartenere ad una nuova specie di ominide come suggerisce il nuovo studio (credito: DOI: 10.1038/s41586-021-04187-7 | McNutt et al. | Nature)

Nel 1978 furono scoperte, nel sito di Laetoli, Tanzania, quelle che vengono ancora oggi considerate come le prove più antiche di bipedismo ominide. Le prove, infatti, risalgono a 3,66 milioni di anni fa. Tuttavia due anni prima, nei pressi dello stesso sito, poco distante, furono scoperte cinque altre impronte di un essere bipede, risalenti allo stesso periodo, che non hanno mai acquisito la stessa importanza. I paleontologi Peter Jones e Philip Leakey, che fecero la scoperta, attribuirono queste tracce ad un ominide, altri trovarono invece delle affinità con una specie urside. In ogni caso queste impronte, a differenza di quella trovate nel 1978, sono un po’ cadute nell’oblio con il passare del tempo, come spiega un nuovo studio apparso su Nature.[1]

Tracce analizzate di nuovo

Un team di ricercatori ha voluto analizzare di nuovo queste tracce: nel 2019 hanno localizzato il punto dove si trovavano, hanno scavato di nuovo e hanno ripulito il sito acquisendo nuove informazioni e immagini che hanno poi digitalizzato tramite varie tecniche tra cui fotogrammetria 3D e scansione laser.
I ricercatori hanno quindi confrontato, a fronte delle nuove informazioni, le impronte con quelle degli orsi neri americani, con quelle degli scimpanzé e con quelle degli umani giungendo alla conclusione che assomigliano maggiormente a quelle di un ominide invece che a quelle di un urside.

Sembra un ominide diverso da quello dell’altro sito

I ricercatori hanno trovato, per esempio, una larghezza del passo che sembra corrispondere a quella di un piccolo ominide bipede. Inoltre hanno scoperto che varie caratteristiche di queste impronte, tra cui le proporzioni del piede, i parametri relativi all’andatura e altri aspetti morfologici, sono nettamente distinguibili da quelle trovate nel sito del 1978. Ciò suggerisce che nell’area di Laetoli coesistevano almeno due specie diverse di ominidi che avevano piedi e andature diverse.

Esisteva ominide più piccolo dell’Australopithecus afarensis?

Si crede che le impronte trovate nel 1978 appartengano all’Australopithecus afarensis, una specie di ominide di cui fa parte la famosa Lucy. L’Australopithecus afarensis era alto tra 111 e 168 cm.
Le tracce trovate nel 1976, invece, mostrano che il soggetto era più piccolo, con un’altezza intorno ai 100 cm. Secondo gli stessi ricercatori alcune caratteristiche morfologiche indicano che non si trattava di un individuo giovane e neanche di un individuo ferito, fattori che potrebbero spiegare, rispettivamente, le dimensioni delle impronte più piccole e l’andatura distintiva.

Non si tratta neanche di un orso o di uno scimpanzé

E i ricercatori sembrano ancora più sicuri del fatto che non si tratti di un orso: le tracce presentano un secondo dito allungato e un tallone largo, caratteristiche che non si trovano negli orsi, men che meno degli scimpanzé. Inoltre non sono stati trovati segni di artigli.
Le cinque impronte, quelle trovate nel 1976, suggeriscono un’andatura abbastanza strana, quasi barcollante, che vede l’incrocio di ogni piede da un lato all’altro e il posizionamento dello stesso piede interamente a terra, dal tallone alla punta.
In sostanza, la diversa forma del piede e la diversa andatura suggeriscono che potremmo trovarci di fronte ad una nuova specie di ominide, probabilmente più primitivo dell’A. afarensis, forse più simile a uno scimpanzé. Un’ipotesi, quella messa sul tavolo da questo nuovo studio, che di certo farà discutere.

Note e approfondimenti

  1. Prove dell’impronta della diversità locomotoria dei primi ominidi a Laetoli, in Tanzania | Natura (DOI:/10.1038/s41586-021-04187-7)

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