
Nuove scoperte nei fondali marini tra le isole indonesiane gettano nuova luce sulla vita dell’Homo erectus 140.000 anni fa. Lo studio, pubblicato sulla rivista Quaternary Environments and Humans,[1] cambia il modo in cui comprendiamo la distribuzione di questa specie preistorica.
Una scoperta senza precedenti dai fondali
Durante operazioni di dragaggio nello Stretto di Madura, tra le isole indonesiane, sono stati rinvenuti resti fossili appartenenti a 36 specie di vertebrati, inclusi due frammenti cranici di Homo erectus. È la prima volta che fossili emergono dal fondale di questa zona, un tempo parte di una vasta pianura chiamata Sundaland. Secondo Harold Berghuis, archeologo dell’Università di Leiden, questi ritrovamenti offrono uno sguardo inedito su un ecosistema ormai sommerso.
L’Homo erectus non era isolato
Fino ad oggi si pensava che l’Homo erectus fosse rimasto isolato sull’isola di Giava. I nuovi fossili, invece, mostrano che si spostava anche nelle pianure circostanti, probabilmente seguendo i grandi fiumi. Qui trovava risorse in abbondanza: acqua, pesci, conchiglie, piante e frutti. I segni di taglio trovati su ossa di tartarughe d’acqua e bovidi indicano che questi ominidi cacciavano e consumavano anche il midollo osseo, segno di una dieta più varia e complessa.
Contatti con altri ominidi?
Una delle ipotesi più affascinanti sollevate dallo studio è quella di possibili contatti con altri gruppi ominidi. I segni di caccia a bovidi sani, pratica mai riscontrata finora negli Homo erectus di Giava, suggeriscono comportamenti simili a quelli di specie più moderne dell’Asia continentale. Questo apre la possibilità di influenze culturali o addirittura scambi genetici.
Sundaland, un’antica savana dimenticata
Durante l’ultimo periodo glaciale, il livello del mare era cento metri più basso e Sundaland somigliava a una savana africana, popolata da rinoceronti, ippopotami asiatici, elefanti e draghi di Komodo. Oggi la maggior parte di quest’area è sommersa, ma la scoperta di una valle fluviale sepolta da sedimenti riporta in vita un mondo perduto. Il materiale fossile è ora custodito nel Museo Geologico di Bandung, dove è prevista un’importante mostra.


