Incitare se stessi con verbi in prima persona ha effetti migliori durante prove di resistenza

Parlare a se stessi, a mo’ di incitamento, durante lo sforzo fisico o una qualunque attività fisica, può essere di grande aiuto.
Un’interessante scoperta è stata fatta proprio per quanto riguarda questo atto di “auto conversazione” da un gruppo di ricercatori.

I ricercatori dell’Università di Bangor hanno infatti scoperto che rivolgersi a se stessi in seconda persona, piuttosto che in prima persona, può avere effetti migliori sulla psiche e in generale sull’incoraggiamento allo sforzo.
I ricercatori hanno analizzato vari partecipanti durante gli sforzi fisici scoprendo che coloro che incoraggiavano se stessi con verbi coniugati in seconda persona ( “puoi farcela” ) producevano uno sforzo superiore rispetto a quelli che utilizzavano la prima persona (“posso farcela”).

Non è il primo studio che affronta il cosiddetto “self-talk” come forma di incitamento durante l’attività fisica ma è il primo che mostra che ci sono differenze nelle modalità con le quali ci si può rivolgere a se stessi.
James Hardy, uno degli autori dello studio, nell’articolo di presentazione dello studio, spiega gli esperimenti e i risultati che lui e suo team hanno condotto: 16 maschi hanno mostrato prestazioni maggiori in prove di resistenza fisica quando utilizzavano i verbi in seconda persona per riferirsi a se stessi e al contempo gli stessi partecipanti, compresi quelli che utilizzavano verbi in prima persona, non segnalavano differenze nella sforzo percepito.

Si tratta di un’ulteriore ricerca, tra l’altro, che sottolinea quanto sia importante la psiche e il contesto psicologico durante l’esercizio fisico o per meglio affrontare una prova di resistenza.

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