Incontinenza fecale, stimolazione magnetica dei muscoli dell’ano e del retto è utile secondo studio

La stimolazione magnetica dei nervi avviene tramite la superficie della schiena (credito: Phil Jones, Senior Photographer, Augusta University)

L’incontinenza fecale può essere ridotta tramite la stimolazione magnetica indolore dei nervi secondo un nuovo studio apparso sull’American Journal of Gastroenterology. Si tratta di una stimolazione magnetica che può agire sui muscoli dell’ano e del retto migliorandone la funzione. Nello specifico i ricercatori hanno analizzato gli effetti della terapia di neuromodulazione translombo-sacrale (TNT), un nuovo trattamento di stimolazione magnetica definito come sicuro e a basso costo nel comunicato che presenta lo studio realizzato da ricercatori del Medical College of Georgia dell’Università di Augusta.

Come spiega Satish S.C. Rao, direttore del Digestive Health Clinical Research Center del suddetto Medical College, quello che hanno fatto i ricercatori è agire in base alla nozione secondo cui il danno ai nervi è strettamente correlato alla perdita delle feci. Lo stesso ricercatore descrive questo trattamento come “non invasivo e mirato per correggere il danno ai nervi e affrontare questo problema pervasivo”.
I ricercatori scoprivano che con il trattamento si poteva ottenere un miglioramento significativo per quanto riguarda l’incontinenza fecale grazie ad un effetto sulla funzione nervosa del retto, un elemento che fa da connessione tra il colon e dell’ano e i muscoli che sono coinvolti nello spostamento delle feci.

Attualmente le strategie per contrastare l’incontinenza fecale sono abbastanza insoddisfacenti in quanto spesso, secondo i ricercatori che hanno realizzato questo studio, non si affronta la causa più diretta che spesso è una disfunzione nervosa nell’ano e nell’retto, una disfunzione di quella capacità dei nervi che ci permettono di espellere le feci nel momento in cui siamo pronti e non qualche secondo prima.
Lo studio ha visto la partecipazione di 33 soggetti, di cui 23 donne con un’età media di 60 anni. Dopo una mappatura superficiale hanno trovato la posizione esatta dei nervi lombari e sacrali pertinenti nella parte superiore ed inferiore della schiena. Dopo aver fatto giacere i pazienti a testa in giù, hanno trattato i pazienti con la stimolazione magnetica in questi punti con sedute che potevano durare da 15 minuti ad un’ora a seconda della frequenza delle stesse.

I ricercatori scoprivano che quelli che ricevevano la frequenza più bassa e che partecipavano alle sedute più lunghe, di circa un’ora, erano quelli che beneficiano maggiormente del trattamento. Il trattamento TNT riduceva il tempo necessario affinché i nervi attivassero i muscoli anali di diversi millisecondi, cosa che faceva tornare il tempo di risposta alla normalità.
“È ancora nella fase iniziale, ma è piuttosto notevole quello che stiamo vedendo”, spiega ancora Rao. L’unico effetto collaterale segnalato tramite questa terapia magnetica è un formicolio temporaneo nell’area trattata, una cosa provocata, secondo i ricercatori, proprio dalla simulazione dei nervi.

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