Individuata la più grande fioritura di alghe al mondo

Alghe del genere Sargassum (credito: VELY Michel, CC BY-SA 4.0, via Wikimedia Commons)

È stata già definita come la più grande fioritura di alghe al mondo quella individuata da un gruppo di ricerca dell’Università della Florida Meridionale.
Questa vera e propria “cintura” di macroalghe marroni del genere Sargassum è stata individuata l’anno scorso.

Secondo gli stessi ricercatori, più di 20 milioni di tonnellate di questa cintura di alghe galleggiavano sulle acque superficiali nel Golfo del Messico, al largo della costa orientale della Florida e nell’Atlantico tropicale. Il relativo studio è apparso poi l’altro ieri su Science.

I ricercatori hanno eseguito varie analisi e hanno scoperto che questa cintura di alghe si forma stagionalmente in risposta a due eventi chiave.
Innanzitutto perché il Rio delle Amazzoni durante la primavera e durante l’estate scarica nell’oceano grandi quantità di sostanze nutritive ottime per le alghe. Questo apporto di sostanze nutritive viene poi amplificato, secondo i ricercatori, dall’aumento della deforestazione dall’utilizzo di fertilizzanti.

Questa è l’ipotesi fatta da Chuanmin Hu, uno dei ricercatori impegnati nello studio, che ha utilizzato anche i dati satellitari raccolti dal 2006 per spiegare la vera e propria invasione di alghe di questo genere al largo delle coste del Golfo del Messico.
Secondo Woody Turner, direttore dell’Ecological Forecasting Program alla NASA, la vastità di queste fioriture algali è così grande che bisogna utilizzare le immagini satellitari per capire le loro dinamiche nel corso del tempo ma anche per rilevarne l’estensione.

Se per diverse specie marine quantità maggiori di alghe possono significare una quantità maggiore di cibo o di habitat, per altre specie quantità di alghe così diffuse ed intricate possono diventare vere e proprie prigioni marine dove diventa difficile muoversi finanche respirare.
È il caso, per esempio, dei coralli e delle fanerogame marine, altre specie di piante marine.

Il Sargassum, inoltre, una volta deperito, rilascia diversi gas, tra cui l’idrogeno solforato, che possono rappresentare un grave problema per l’ambiente, anche per gli esseri umani che si recano sulle spiagge e che già soffrono di patologie respiratorie, quali l’asma.

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