Individuate 300.000 nuove galassie tramite onde radio

Conversione grafica in luce visibile di una delle galassie individuate tramite emissioni radio, distante 21 milioni di anni luce (credito: AstronNL)

È passata quasi inosservata la notizia della scoperta di 300.000 nuove galassie in quella che può essere considerata una piccola strisciolina di cielo. Sono invece notizie come questa, con quantità di dati così massivi riguardo al nostro cosmo, che ci fanno comprendere quanto siamo piccoli nell’universo.
Si tratta di galassie nell’universo distante i cui segnali radio hanno viaggiato per milioni o miliardi di anni luce prima di raggiungere la Terra. Sono state inoltre individuate varie migliaia di ammassi di galassie.

Nello specifico, la scoperta è avvenuta grazie al Low Frequency Array (LOFAR), una rete di 48 radiotelescopi (per un totale di oltre 20.000 antenne) sparsi in Europa grazie alla quale si possono raggiungere nuovi livelli di dettaglio nell’individuazione degli oggetti cosmici, non solo galassie ma anche buchi neri, quasar, blazar, altri oggetti strani e campi magnetici.
La rete di telescopi lavora intercettando e misurando le onde a bassa frequenza, una sorta di “ronzio”, prodotte in particolare dai campi magnetici.

Il sondaggio in corso è stato completato per ora solo al 20% (sono stati raccolti 20 petabyte di dati fino ad ora) e tra l’altro solo il 10% di questi dati sono stati resi disponibili tramite 26 studi pubblicati su Astronomy and Astrophysics. Si prevede che per la fine del sondaggio possano essere più di 15 milioni le sorgenti radio individuate in totale.

Riguardo alla speranza di comprendere di più sui buchi neri, soprattutto quelli supermassicci presenti al centro delle galassie individuate, con questa vasta rete di sensibili telescopi è intervenuto, nell’articolo di presentazione del progetto, Huub Röttgering, Università di Leida (Paesi Bassi): “Se prendiamo un radiotelescopio e guardiamo il cielo, vediamo principalmente l’emissione dall’ambiente circostante di enormi buchi neri. Con LOFAR, speriamo di rispondere alla domanda affascinante: da dove vengono quei buchi neri?”

Fonti e approfondimenti

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