Infezione agli occhi dei neonati da Neisseria gonorrhoeae, sviluppato nuovo collirio

Neisseria gonorrhoeae (credito: CDC, PD, via Wikimedia Commons)

Il Neisseria gonorrhoeae è un batterio che negli esseri umani provoca la gonorrea, l’infezione a trasmissione sessuale. Anche questo batterio, così come molti altri, sta diventando sempre più resistente agli antibiotici e sta ridiventando una minaccia di nuovo grave. Il batterio può essere trasmesso anche dalla donna incinta al suo feto e in quest’ultimo può provocare problemi agli occhi fino a causare una cecità permanente se il problema non viene trattato dopo la nascita.
Un team di ricercatori della Kingston University ha sviluppato un nuovo agente antimicrobico che può essere somministrato tramite un collirio.

Secondo il comunicato stampa, questo nuovo collirio per trattare il batterio Neisseria gonorrhoeae non causa irritazione e si rivela un rimedio economico e facile da produrre. Questo significa che può essere utilizzato anche nelle aree del mondo meno sviluppate o dove è più difficile avere accesso ai farmaci e alle cure.
Inoltre, come spiega Lori Snyder, ricercatrice della Facoltà di Scienze, Ingegneria e Informatica della Kingston, si tratta di un trattamento a basso costo per il quale è improbabile che i batteri sviluppino resistenza, così come avviene invece con più facilità quando si utilizzano antibiotici.
Infine il nuovo collirio non ha bisogno di essere conservato in particolari condizioni e resta stabile ed attivo per periodi lunghi.

Il nuovo agente antimicrobico si basa sulla monocaprina, un monogliceride che può eliminare il batterio Neisseria gonorrhoeae come ha dimostrato già in diverse prove in laboratorio realizzate dallo stesso team di ricercatori. Questi esperimenti per ora sono stati svolti solo su occhi di bovini provenienti da macelli ma gli stessi ricercatori si ripromettono di eseguire gli stessi esperimenti anche sugli umani.
“Nella monocaprina, abbiamo trovato un potente agente in grado di eliminare le infezioni negli occhi oltre ad agire come trattamento preventivo”, spiega la Snyder. “È stato scoperto che alcune delle altre alternative proposte per l’uso contro questo batterio causano irritazione e sono utili solo come misura preventiva, non come trattamento”.

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