Inizio del travaglio, scienziati scoprono che può essere previsto con esami del sangue

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Una delle cose più difficili durante tutto il periodo della gravidanza è prevedere, con un certo livello di precisione, l’arrivo del momento del travaglio. Un nuovo metodo per prevedere questo importante momento è stato scoperto da un team di ricercatori della Scuola di Medicina di Stanford. In uno studio, pubblicato su Science Translational Medicine, i ricercatori spiegano infatti che è possibile capire quando inizierà il travaglio eseguendo particolari analisi del sangue.

Attualmente, infatti, le stime relative alle previsioni dell’arrivo del travaglio sono abbastanza imprecise e spesso le stesse previsioni possono essere errate di quattro o cinque settimane, tutte relative al periodo tra la 37ª e 42ª settimana di gravidanza.
Con questo nuovo metodo, come sperano gli stessi ricercatori, si potrebbe realizzare un nuovo test del sangue per prevedere con una precisione senza precedenti l’inizio del travaglio, almeno per quanto riguarda le gravidanze sane. Con questo metodo la “forchetta” relativa alla stima può essere ristretta fino a due settimane ma gli stessi ricercatori sono sicuri che il metodo possa essere perfezionato onde rendere le stesse stime ancora più precise.

Quello che hanno scoperto i ricercatori è una fase di pre-parto che avviene in un periodo compreso tra due e quattro settimane prima del travaglio, come spiega Ina Stelzer, autrice principale dello studio ed esperta in anestesiologia, perioperatoria e medicina del dolore. Durante questa fase c’è un cambiamento nei livelli degli ormoni steroidei che sono alla base della crescita di vasi sanguigni e della coagulazione del sangue nonché dei segnali di regolazione immunitaria.

In sostanza la fisiologia della donna, durante questo periodo preparto, inizia a cambiare in un modo che può essere analizzato tramite il sangue. Quest’ultimo, infatti, in questo periodo può mostrare di picchi di ormoni steroidei tra cui il progesterone e il cortisolo nonché diminuzioni di quei fattori che agevolano la formazione di vasi sanguigni. Ciò è dovuto, probabilmente, ad un primo tentativo da parte del corpo di indebolire quella connessione tra la placenta e l’utero.

Inoltre, sempre durante questo periodo, si possono notare livelli più alti di quei fattori che portano ad una coagulazione del sangue, cosa che aiuta a prevenire la perdita dello stesso sangue subito dopo il parto. Inoltre si possono notare degli aumenti di determinate proteine placentari.
Infine uno dei fattori maggiormente predittivi dell’inizio del travaglio risultava essere, nel corso degli studi effettuati dai ricercatori, una particolare proteina immunitaria regolatrice, la IL-1R4. Si tratta di una proteina che inibisce una molecola infiammatoria denominata IL-33, cosa utile in vista delle forti infiammazioni che poi si verificheranno nel corso del travaglio.

“L’ipotesi è che il travaglio sia una reazione infiammatoria, e sì, ci sono segni di ciò, ma abbiamo anche scoperto che alcuni aspetti di questa infiammazione sono attenuati prima dell’inizio del travaglio, il che pensiamo possa preparare il sistema immunitario della madre per la fase successiva, quando il bambino nasce e inizia la guarigione e la risoluzione immunitaria”, spiega Brice Gaudilliere, autore senior dello studio. “Deve essere un processo regolamentato”

Note e approfondimenti

  1. Stanford researchers identify blood markers that indicate labor is approaching | News Center | Stanford Medicine (IA)
  2. Integrated trajectories of the maternal metabolome, proteome, and immunome predict labor onset | Science Translational Medicine (IA) (DOI: 10.1126/scitranslmed.abd9898)

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